La raccolta differenziata è diventata grande

Venerdì, 31 Marzo 2017

Vent'anni fa il via con il decreto Ronchi. Pochi ci credevano e invece ha funzionato. Nonostante un Sud che arranca. E i cassonetti strapieni di Roma capitale izza a domicilio e una birra o, se preferite, una bibita analcolica.Perquanto possa sembrare spartano, non c'è nulla di più adatto a festeggiare il ventesimo compleanno del decreto Ronchi. «La maggior parte degli incarti per alimenti, così come le bottiglie in vetro colorato e le lattine in alluminio, oggi sono realizzati con materie prime ricavate dal riciclo dei rifiuti anziché con cellulosa, vetro e alluminio che una volta importavamo a caro prezzo» spiega ora l'ex ministro dell'Ambiente autore della normativa che dal 1997 impone all'Italia di darsi da fare con la raccolta differenziata dell'immondizia. Gli straripanti cassonetti di Roma, Napoli o Palermo non devono trarre in inganno: quelli che all'epoca sembravano traguardi talmente ambiziosi da essere perfetti per un fallimento annunciato, oggi sono stati sostanzialmente centrati e quella del decreto Ronchi è una storia di successo. «È vero» continua il padre del decreto, oggi presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, «Bruxelles continua a inseguirci con le sue procedure d'infrazione per l'eccessivo ricorso a discariche non a norma, ma sono tutte vicende vecchie che si trascinano da anni. Il quadro generale, al netto di alcune situazioni scandalose ma circoscritte come quella della capitale, è radicalmente cambiato».Lo dicono i numeri. Nel 1997 finivano in discarica 21,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (l'80 per cento); nel 2015, anche se la quantità complessiva di immondizia prodotta è aumentata di quasi 3 milioni di tonnellate, quella smaltita in discarica è scesa a 7,8 milioni di tonnellate (il 26 per cento). Parallelamente la raccolta differenziata è aumentata dal 9,4 per cento del 1997 al 47,6 del 2015. Cifre senza dubbio molto positive, ma che, allo stesso tempo, fotografano situazioni assai diverse da zona a zona. Perché il 47,6 per cento di raccolta differenziata nel 2015 è una media nazionale composta da un ottimo 58,6 ottenuto al Nord e da un 43,8 al Centro, mentre il dato del Mezzogiorno è ancora deludente: 33,6. Dei 7,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani ancora smaltiti in discarica, ben 4 provengono dal Sud, dove la percentuale è del 43 per cento a fronte del 13,8 del Nord. Non tutto il Sud però è in ritardo: la Campania e l'Abruzzo sono circa al 50 di raccolta differenziata.Ancora indietro, invece, sono Basilicata e Puglia con il 30 per cento, Molise e Calabria col 25. La Sicilia è addirittura ferma al 13. Mentre la Sardegna è al 56 per cento. Allo stesso modo sono molto diversi i risultati tra le piccole città di provincia e le aree metropolitane, con le prime molto più virtuose delle seconde.La drastica riduzione delle discariche è solo uno dei parametri per giudicare il successo di vent'anni di differenziata. La riforma ha permesso infatti la nascita di un'industria verde del riciclo dei rifiuti che ha creato migliaia di posti di lavoro senza risentire della crisi economica degli ultimi anni. Secondo le stime di Ecocerved, il centro di studi ambientali delle Camere di commercio, le imprese che fanno attività di gestione rifiuti in Italia sono 6.017 con circa 155 mila addetti. Un numero che dal 2008, malgrado la recessione, ha visto una crescita del 19 per cento. Di queste aziende ben 5.644 fanno attività di recupero di materie prime, permettendo all'Italia di ridurre drasticamente le importazioni. Sostanze pregiate destinate a nuova vita sotto forma di cartoni per la pizza, lattine di aranciata o bottiglie di birra, appunto. «In questo campo oggi l'Italia occupa una posizione di leadership indiscussa su più fronti: abbiamo diversi impianti innovativi, come quello di Spresiano, in provincia di Treviso, in grado di recuperare anche i pannolini usa e getta, un prodotto considerato fino a ieri irriciclabile» sottolinea il direttore scientifico di Legambiente Stefano Ciafani. «Nel riciclo di rifiuti pericolosi, dall'olio lubrificante usato alle batterie esauste, al piombo, l'Italia ha mostrato di riuscire a fare meglio anche di Paesi europei che nell'immaginario collettivo sono considerati molto più avanti del nostro, a partire dalla Germania». E se, ovviamente, di strada da fare ne rimane ancora, Edo Ronchi invita all'ottimismo: «L'immagine negativa che hanno di noi all'estero e che noi stessi alimentiamo riguarda solo degli episodi marginali ed è quindi sostanzialmente falsa. Il lavoro svolto sino ra è la dimostrazione che l'Italia quando prende le cose sul serio raccoglie grandi risultati. Non dimentichiamo che il mio decreto fu approvato sulla scia di un'emergenza rifiuti a Milano, metropoli considerata oggi, ovunque, un modello di buona gestione dell'immondizia».