1500 metri di reti abbandonate rimosse dai fondali di Giannutri

Operazione organizzata dai diving dell’Argentario con Parco Nazionale, Comune Capitaneria e Gdf

Martedì, 28 Marzo 2017

L’iniziativa, nata dai diving di Monte Argentario, ha trovato subito accoglienza istituzionale da parte del Parco nazionale Arcipelago Toscano e Comune di Isola del Giglio, Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza. Grazie poi al supporto dei mezzi nautici delle società Micoperi e C.N. Talamone è stato possibile trasportare le reti rimosse ed avviarle direttamente a smaltimento. Le reti sono state preparate dai subacquei argentarini durante la settimana ed issate a bordo della motobarca “Luigi” di Porto Ercole che si è resa disponibile all’operazione; dal peschereccio, le reti, poste all’interno di big bags, venivano poi caricate a bordo del rimorchiatore “Sarom 8” della soc. Micoperi e della motonave “Immacolata Madre” della CN Talamone.Durante tutta la settimana le motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza hanno svolto un importante lavoro di controllo della sicurezza degli uomini e dei mezzi impiegati nelle operazioni; nella giornata del 25 marzo si è poi giunti al culmine dell’ iniziativa con la contemporanea presenza di tutti i mezzi e di tutti i subacquei. L’operazione si è anche arricchita della presenza e dell’ assistenza del trimarano “Brigitte Bardot” di Seashepherd, noto a tutti per le sue campagne a favore dell’ambiente in tutto il mondo.Circa 1500 metri di reti abbandonate sono state prelevate dai fondali dell’ isola, eliminando non solo un rifiuto, ma una vera e propria trappola sempre attiva; reti presenti anche all’ interno delle acque del parco nazionale. Nonostante l’enorme lavoro svolto, rimangono ancora altre reti da prelevare, che sono state comunque segnalate e che verranno rimosse alla prossima iniziativa. L’idea infatti è quella di censire le reti ed altri eventuali rifiuti e man mano procedere alla loro sistematica rimozione in pieno e rinnovato spirito di collaborazione tra le parti in causa.A breve verranno anche istallate le boe per i diving, per tanto è naturale pensare ad una crescente collaborazione tra chi vive e lavora nel mare, con chi poi quel mare lo deve proteggere per compito istituzionale; da tutto ciò può e deve nascere una stretta e proficua collaborazione. Anche la tematica dei controlli, su un arcipelago così vasto, che si estende dall’ isola di Gorgona, fino a quella di Giannutri, passando per Capraia, Elba, Montecristo e Giglio, deve trovare soluzione nella più ampia collaborazione tra le varie forze di polizia e l’utilizzo, al meglio, delle nuove tecnologie. Parallelamente vanno sostenute tutte le attività compatibili con le risorse ambientali; in questo modo può consolidarsi sia la protezione ambientale che quella professionale ed economica. La presenza di reti all’interno e nei dintorni delle acque protette sta a significare almeno due cose: la prima è la necessità di intensificare i controlli e le sanzioni verso i pescatori di frodo, che pescano a discapito di tutti i pescatori corretti, praticando una sorta di concorrenza sleale  e la seconda è che, evidentemente,  il mare protetto funge molto bene da zona di ripopolamento ittico.Al termine di  un lavoro molto importante come questo, svolto nell’interesse dell’ ambiente e delle economie che vi gravitano attorno e reso possibile da una grande collaborazione di soggetti istituzionali e privati è profondamente sentito il sentimento di ringraziamento verso tutti quei soggetti senza cui ciò non sarebbe stato possibile:  La Capitaneria di Porto che si è particolarmente adoperata alla organizzazione delle operazioni con un ringraziamento particolare al Comandante del Circondario Marittimo di Porto S. Stefano TV Berardi che ha messo a disposizione fin da subito i propri uomini e mezzi ed i propri spazi all’interno del Circondario Marittimo per l’ organizzazione delle operazioni ed assistendo in prima persona allo svolgersi dell’intera giornata ed al 1° Maresciallo Francesco Amendola, comandante dell’Ufficio Locale Marittimo di Porto Ercole che ha gestito con grande esperienza le operazioni a mare; la Guardia di Finanza che ha vigilato con la propria motovedetta ed ha assistito tutte le operazioni, iniziando ad esercitare anche il nuovo ruolo istituzionalmente assegnatole, di vigilanza dei parchi marini; il Comune di isola del Giglio, che ha approvato ed assistito direttamente alle operazioni con il Consigliere Matteo Coppa; la società Micoperi e la società C.N. Talamone che hanno messo a disposizione navi ed equipaggi per la gestione dei rifiuti rimossi dai fondali; i diving di Porto S. Stefano e Porto Ercole promotori dell’ iniziativa, che hanno impiegato i loro più esperti subacquei per la preparazione alla rimozione delle reti; i volontari della motobarca “Luigi” di Porto Ercole che hanno lavorato instancabilmente tutto il giorno per issare a bordo le reti e tutte le altre persone e soggetti che non ho menzionato precedentemente, che a diverso titolo si sono adoperati alla buona riuscita dell’iniziativa.di Stefano Feri Consigliere Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano

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