Federica, la ricerca può continuare La proposta di un’azienda di Lucca

Larve mangiaplastica, ieri la Bertocchini ha visitato i laboratori

Giovedì, 27 Luglio 2017

QUALCOSA si muove per la ricercatrice Federica Bertocchini diventata famosa nella comunità scientifica internazionale per aver scoperto i vermi che si nutrono di plastica. Federica potrebbe lavorare a Capannori in provincia di Lucca. Ieri mattina la ricercatrice di Piombino, ha visitato il Polo Tecnologico per verificare spazi e laboratori, attrezzature e tecnologie e giudicarne la compatibilità con le sue ricerche. LUCA MENESINI, il sindaco del capoluogo della Piana, alcune settimane fa, leggendo l’articolo della storia della quarantanovenne sul nostro quotidiano ha scommesso sulla possibilità di farla rientrare dalla Spagna e con l’aiuto della Regione Toscana, offrirle la possibilità di sviluppare le sue geniali intuizioni nella struttura di Segromigno: Menesini ha contattato la Bertocchini insieme all’azienda Lmpe, start-up nel settore dell’economia circolare che ha un laboratorio all’interno del Polo. Nelle prossime settimane la risposta della ricercatrice che potrebbe rientrare in Italia, nemmeno troppo distante dalla sua Piombino dopo due decenni trascorsi all’estero, tra Inghilterra, Stati Uniti e Spagna. Il contratto con l’istituto di biomedicina di Santander è scaduto. Quindi è in cerca di occupazione. LA SCOPERTA di Bertocchini è eccezionale. Insetti definiti plasticofagi erano già stati trovati ma Federica, che per hobby alleva api, è andata oltre. Nel pulire le arnie ha visto che erano infestate dalle larve di Galleria Mellonella, vermetto conosciuto anche dai pescatori che lo utilizzano come esca. Dopo aver pulito gli alveari, ha messo gli insetti in una busta di plastica che poco dopo era piena di fori, mentre le larve stavano prosperando. Ha chiamato un suo amico biochimico (Paolo Bombelli) che insieme a un collega (Chris Howe) lavora all’Università di Cambridge. I tre hanno studiato i meccanismi di degradazione della plastica (che ha una struttura molecolare simile alla cera) e hanno pubblicato il loro lavoro sulla prestigiosa rivista Current Biology. Le larve della cera d’api, hanno eliminato la plastica tanto da «digerirla» in poche ore mentre nell’ambiente la biodegradabilità è anche di 400 anni. Una rivoluzione scientifica che toglierebbe di mezzo certi materiali (il bruco si nutre di polietilene con cui vengono realizzati buste, tappi di bottiglie, pellicole alimentari) che in natura sostano per secoli.