I servizi pubblici le attese e i rischi che corriamo

Martedì, 27 Giugno 2017

In Toscana viviamo una situazione di stallo. Nei servizi pubblici locali le criticità con la Regione aumentano: il processo riformatore non dà gli effetti desiderati; la semplificazione non c’è; la politica sembra incapace di orientare la crescita, e talvolta cavalca la dimensione identitaria, invece di dare concretezza e visione futura. Siamo in attesa, legati all’incertezza del quadro nazionale e alle scadenze elettorali, e non aiuta “l’aggancio” locale alla debole ripresa economica nazionale. I dati della relazione annuale Irpet preoccupano: crescita debole e pochi investimenti, specie sul versante pubblico. Ci sono segnali interessanti come la ripresa dell’industria e dell’export, ma si ha la sensazione che la Toscana punti a vivere di rendita, non di innovazione. Nei rifiuti è a rischio la stabilità del sistema. Impianti chiusi o sequestrati, riciclo a rischio e conferimenti illegali, in mancanza del Piano Regionale di gestione, rendono ingovernabile il flusso di speciali e urbani. Aumenta l’export e i costi di smaltimento. Il sistema non ha trovato una corretta pianificazione regionale. L’unico impianto previsto, il termovalorizzatore di Firenze, è fermo al Consiglio di Stato. Eppure è un impianto imprescindibile, pena la crisi del sistema.È urgente approvare il Piano Regionale, ordinare il sistema delle autorizzazioni e riformare l’Arpat, una volta per tutte. Nell’idrico, siccità e bombe d’acqua espongono il settore agli effetti dei cambiamenti climatici. La dichiarazione di crisi per l’emergenza idrica è stata necessaria, ma serve fare nuovi investimenti.Utilizzando risorse pubbliche e la leva tariffaria. Nel trasporto, il rinvio alla Corte di Giustizia Europea del contenzioso sulla gara regionale rischia di esporre la Toscana a due anni nebulosi. Uno stop che non possiamo permetterci. Occorre una decisione del governo regionale. Nell’energia non mancano segnali di incertezza, da un lato si sottolinea l’importanza di COP21 e degli accordi internazionali, dall’altro è sempre più difficile fare nuovi impianti da fonti rinnovabili. Infine nell’edilizia residenziale pubblica la Regione ha deciso di congelare ogni forma di finanziamento per nuovi alloggi, mentre la crisi economica ha fatto aumentare la domanda di case popolari, stimata oggi a ulteriori 25.000 appartamenti. In questo contesto di crisi l’approvazione del decreto Madia non aiuta il sistema toscano. Una norma sbagliata e inutile per una Regione che ha fatto gli ambiti ottimali, le gare e le fusioni. Serve una politica industriale, anche in Toscana, serve che Governo regionale e forze politiche comprendano la dimensione dei rischi che stiamo correndo. Presidente di Confservizi Cispel Toscana

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