Italia modello europeo nel riciclo dell'olio auto

Domenica, 23 Aprile 2017

Non ci si pensa spesso a che fine faccia l'olio dell'auto usato quando viene cambiato. Eppure più di un terzo del lubrificante nuovo che il meccanico mette nelle nostre vet ture è riciclato, o meglio ha una base rigenerata. Oltre il 95% degli oli esausti raccolti, infatti, viene inviato a rigenerazione e diventa una nuova base lubrificante, in piena ottica di economia circolare. Una tendenza già avviata ben prima che il concetto entrasse nel dibattito moderno, proprio per la scarsità della materia prima nel secondo dopoguerra. Sta di fatto che, comunque, la percentuale altissima di recupero di olio esausto rende l'Italia prima nelVecchio continente nel ricliclo in questo settore, che ha trasformato un rifiuto pericoloso in una "materiaprima seconda" dall'elevato valore economico. Su 5,5 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato prodotto dal nostro Paese negli ultimi trent'anni, perciò più di 4,5 milioni hanno percorso la via della rigenerazione. Anche grazie al fatto che si è passati da appena 50 tonnellate raccolte nel 1984, alle 177mila tonnellate nel 2016 che significa appunto unapercentuale vicina alla quasi totalità del raccoglibile. Ma ci sono ancora 5mila tonnellate che tuttavia sfuggono alla rete di raccolta, soprattutto provenienti dal "faida te". Una volta tanto, perciò, non siamo fanalino dell'Europa. Anzi, dettiamo legge in Ue. O meglio esportiamo il nostro sistema di raccolta e ri ciclo perché altri Paesi possano imitarlo. Non a caso infatti domani a Bruxelles il Consorzio obbligatorio degli oli usati (Coou) -l'ente senza fine di lucro che gestisce questo settore in Italia dal 1984 - è stato invitato a presentare questa best practicetricolore davanti alla Commissione Europea e al vicepresidente Jyrki Katainen. E in questo contesto il nostro Paese chiederà alle istituzioni europee di alzare il più possibile l'asticella del nuovo pacchetto sull'Economia circolare.Diversamente dagli altri Stati, l'Italia ha sin dal dopoguerra privilegiato la via della rigenerazione degli olio usato, che ha permesso di avviare anuovavita oltre il 90% dell'olio raccolto dal Consorzio, mentre il 10% viene avviato a combustione, ad esempio nei cementifici. In pochi sanno, inoltre, che questi traguardi hanno permesso dal 1984 in poi non solo di riutilizzare un rifiuto pericoloso altamente inquinante - se versati in acqua 4 chili di olio usato possono avvelenare una superficie grande come un campo di calcio -ma anche di far risparmiare all'Italia ben 3 miliardi di euro sulla bilancia petrolifera. In Europa molti Stati hanno imboccato invece una strada diversa, quella della combustione perla creazione di energia termica. Così la Spagna rigenera il 68% degli oli, la Francia il 60%, la Germania il 50% e il Regno Unito solo il 14%. Eppure questavia andrà cambiata abreve. Il 14 marzo scorso, infatti, l'Europarlamento ha approvato il pacchetto sull'Economia circolare; il Parlamento dovrà ora negoziare il testo con il Consiglio dei ministri Ue e questa trattativa deciderà il futuro della gestione dei rifiuti e delle imprese europee per i prossimi decenni. E emendamento 195 del Pacchetto sostiene, infatti, che gli Stati membri dovranno adottare le misure necessarie volte a garantire che - entro il 2025 -lapercentuale di oli usati avviati a rigenerazione sia aumentata almeno all'85%. L'Italia, in realtà, ha già superato questa soglia con ben otto anni di anticipo e ora saranno gli altri Paesi a doverci rincorrere.

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