Rifiuti, con i termovalorizzatori meno tasse per 700 milioni

Martedì, 21 Maggio 2019

Economia ed ecologia sono due declinazioni dello stesso concetto. La discarica fa male non solamente all’ambiente ma anche al portafogli: se i Comuni che nascondono la loro spazzatura sotto il tappeto della discarica e dei Tmb i loro rifiuti si dotassero di sistemi moderni di riciclo e di riutilizzo termico della spazzatura, la tassa rifiuti pagata dagli italiani scenderebbe di 700 milioni di euro l’anno. E ci sarebbe un beneficio anche sanitario, come confermano i dati sullo stato di salute degli italiani pubblicati ieri dal dossier del Sole24Ore del Lunedì: i polmoni sono più attossicati dove ci sono le discariche, i Tmb e gli incendi selvaggi della malavita della spazzatura; non dove gli inceneritori completano il riciclo, rimanendo in secondo piano come impianti asserviti al riciclo, che è il vero obiettivo. Intanto il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha annunciato a Radio24 lo sblocco di nuove norme “end-of-waste” sul riciclo.

Le tasche dei palermitani

In ordine di sovraccosto, i più cari sono Palermo (550 euro per tonnellata di rifiuti seppelliti nella discarica monstre di Bellolampo), la Napoli dei treni di spazzatura spediti a caro prezzo in Germania (430 euro), la Roma dell’ipocrisia degli impianti Tmb (406 euro di tassa rifiuti per ogni tonnellata di spazzatura).

Le tasche dei friulani

Dove invece i rifiuti costano meno? La tassa rifiuti è meno pesante là dove il riciclo è formidabile perché si appoggia a impianti moderni di incenerimento: in Friuli-Venezia Giulia (241 euro), in Emilia-Romagna (267 euro) e in Lombardia (290 euro) ma anche a Bari (la tassa rifiuti è 282 euro la tonnellata).

Sono questi alcuni dei dati illustrati ieri all’Università di Milano Bicocca dal Cesisp, il centro di studi economici sui servizi, l’industria e il settore pubblico.

Gli inceneritori che mancano

Di più. Gli economisti Massimo Beccarello e Giacomo di Foggia hanno provato a calcolare quanti inceneritori servirebbero per portare a livello delle città più ecologiche ed economiche le zone più arretrate che seppelliscono la spazzatura sotto il tappeto della discarica e del Tmb. Ebbene, inseriti i dati nei criteri della scienza econometrica il risultato è che per sbloccare il riciclo a Palermo, Napoli, Roma e in altre città nemiche dell’ambiente servirebbero inceneritori per 6,3 milioni di tonnellate di spazzatura l’anno. Cioè una quantità impiantistica ben diversa dal fabbisogno impiantistico di 1,8 milioni di tonnellate stimato da un decreto del 2016, quell’articolo 35 del decreto Sblocca Italia il quale disturba quegli indignati che con il “no inceneritore” riempiono le discariche e aiutano la malavita degli incendi.

Milano più ecologica

Partendo dai dati della sola tassa rifiuti, gli economisti del Cesip Università Bicocca hanno voluto allargare il confronto. Poiché va di moda parlare di economia circolare, Beccarello e Di Foggia hanno scelto venti indicatori per valutare il tasso di “circolarità” delle dieci maggiori città italiane, cioè (in ordine di popolazione) Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Catania.

Sono stati misurati riciclo, densità di parchi, condivisioni sociali e volontariato, densità di vetture elettriche, chilometri di piste per bici, qualità del servizio di trasporto pubblico, efficienza dell’acquedotto e così via. Messi i numeri nel “frullatore” dei modelli di studio, ne è emersa una classifica sconcertante.

La città più ecologica è quella che non offre panorami mozzafiato sul golfo o sullo storico vulcano, non la brezza sul lungomare o il profilo delle colline, non il ponentino serale. Milano, la città disprezzata per i cieli grigi quanto il calcestruzzo, è la città più “circolare”. Sul podio, al secondo posto è Firenze e terza è Torino. Seguono Bologna, Roma, Genova, Bari, Napoli, Palermo e infine Catania.

Un cambio di passo

Secondo Beccarello, l’economista che ha coordinato questi studi,l’autorità dell’energia e dei servizi a rete Arera, cui è stato assegnato anche il compito di regolazione del segmento dei rifiuti, lavorerà per ripensare il sistema attuale di calcolo della tassa rifiuti. «Oggi la Tari si basa sulla superficie della casa o dell’azienda e, per le famiglie, anche sul numero di persone. Sono strumenti inadeguati», osserva Beccarello. «L’Europa chiede che la tariffa sia correlata con il principio che chi inquina paga (e quindi servono criteri di misurazione dei rifiuti prodotti) e con il principio di conservazione di risorse (bisogna calcolare la qualità e l’organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti). Sarà un cambio di passo importante per stimolare comportamenti virtuosi nei cittadini ma anche nei Comuni e nelle aziende che danno loro il servizio di nettezza urbana».

Il ministro Costa

«Ci sono voluti 12 mesi ma adesso abbiamo un risultato straordinario, uno standard sicuro valido per sempre e in arrivo ci sono altri 17 decreti end-of-waste». Il ministro dell’ambiente Sergio Costa a «Si può fare» su Radio24 è tornato sulle regole che sbloccano il riciclo dei pannolini. Ai conduttori Alessio Maurizi e Carlo Gabardini il ministro ha anticipato che sono pronti i decreti tra i quali «sulla gomma vulcanizzata granulare o i rifiuti di costruzione e demolizione».

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