Un secolo di foreste: festa e incontri per un connubio tra ambiente ed economia

Esperti a confronto su nuove strategie per rivalutare il territorio casentinese

Mercoledì, 11 Giugno 2014

Cento anni, nella storia millenaria delle foreste del Casentino, non sono poi così tanti. Ma cento anni così importanti meritano un momento di festa e di riflessione. Perché anche un arco di tempo molto più breve, cioè soli 14 anni, può essere purtroppo decisivo. Un secolo fa, nel 1914, le foreste Casentinesi divenivano proprietà dello Stato, iniziava la gestione da parte del demanio forestale, e terminava un breve periodo di interregno - dal 1900 al 1914 – nel quale la gestione privata stava minacciando col suo sfruttamento intensivo il futuro di questo ambiente, di impareggiabile bellezza e importanza. Fu la spinta delle popolazioni locali a convincere le autorità a compiere questo passo, un fatto che può sembrare strano, ma che per la gente di questi posti non lo è affatto. Questo è il senso principale della scelta di Badia Prataglia come sede della giornata celebrativa che si è svolta venerdì scorso, con grande presenza di autorità civili e militari, e con una cospicua partecipazione popolare, anche se il trascorrere del tempo ha molto mutato il rapporto della gente del Casentino con la "sua" foresta. Momento di festa, sì, ma anche di riflessione come dicevamo. Data dalla presentazione del libro di Gianni Chiari sui 14 anni di gestione privata delle foreste ad esempio, uno studio interessantissimo e accurato, utile a capire il perché di quella scelta che fu di fatto preludio alla istituzione delle foreste integrali come le conosciamo oggi. Ma anche momento di memoria e di ascolto di tanti protagonisti dei passati decenni, uno su tutti quel Fabio Clauser che fu amministratore di queste foreste fra gli anni '50 e i '70, e che è ancora in grado, con poche e semplici parole, di dettare linee guida alle quali è molto difficile sottrarsi. Clauser ha parlato con disarmante semplicità del problema degli ungulati, dell'importanza delle riserve integrali, delle ragioni che hanno portato a una distanza certo maggiore rispetto ai suoi tempi fra le popolazioni locali e la foresta. Ma nell'aria c'è qualcosa di diverso. Oggi se un importante dirigente del CFS come Nazario Palmieri dice che "c'è bisogno che ecologia ed economia trovino la sintesi per procedere a braccetto", non è solo un atto di deferenza verso quello che da tempo ripetono gli amministratori locali. Fra questi il presidente del Parco Nazionale Luca Santini, ma anche i sindaci del versante Romagnolo e di quello fiorentino. I tempi sono ormai maturi per voltare un'altra pagina di questo lungo libro; perché le foreste casentinesi possano aspirare ad un futuro degno del loro luminoso passato.