"Troppi pregiudizi sulla chimica"

Sicurezza, ambiente, sviluppo: Luigi Mansi analizza la situazione. «Quante inesattezze...»

Domenica, 22 Novembre 2015

«UN LUOGO COMUNE diffuso tende ad associare pretestuosamente la chimica a danni ambientali e rischi per la salute, piuttosto che a individuarla correttamente come la soluzione a quegli stessi temi, e soprattutto come uno dei motori fondamentali dello sviluppo».E’ quanto sostiene l’ingegner Luigi Mansi, presidente di Nuova Solmine, nonché vice presidente di Federchimica per le relazioni industriali, che ha rilasciato alla Nazione un’intervista esclusiva sui problemi e le prospettive del settore.Prendendo come spunto ciò che è accaduto all’Expo dove, dice Mansi, quale possa essere il ruolo dell’industria chimica è emerso con evidenza.«Expo 2015 è stata una bella vetrina per l’industria chimica – sostiene l’ingegnere – perché è stata l’occasione per raccontare l’apporto positivo della chimica anche e soprattutto nel campo dell’alimentazione. Grazie alla collaborazione fra i due settori, chimico ed alimentare, sono state individuate le vie comuni per garantire al consumatore salute e sicurezza».Ma le difficoltà, comunque, non mancano.Le difficoltà dei mercati vi penalizzano?«L’attuale congiuntura economica non ci fa essere certo ottimisti. Abbiamo davanti un anno difficile e questo dipende da dinamiche internazionali ma anche locali».Partiamo dagli ultimi.«La Tioxide risente della crisi dell’edilizia e sta modificando la sua struttura produttiva a livello europeo. La fermata delll’inceneritore di Scarlino Energia e le continue difficoltà che ha subìto per motivi politici si sono riflesse anche su Nuova Solmine che a quello stabilimento fornisce utilities di vario tipo. Deve essere chiaro che il polo industriale di Scarlino è costituito da tre importanti realtà fortemente interdipendenti».Parlava del ruolo delle minoranze, che intendeva?«Che possono condizionare in maniera distorta l’opinione pubblica e compromettere il lavoro ed il futuro occupazionale di settori fondamentali per la creazione di ricchezza dell’intera provincia. Altri settori hanno le loro problematiche: il ricorso al caporalato in agricoltura, anche in Maremma, è un fenomeno preoccupante. E non bisogna dimenticare il precariato su cui fondano la propria economia i settori stagionali. Senza contare l’evasione fiscale. Il futuro di questo territorio non può scaturire da visioni antagoniste. I settori devono collaborare: agricoltura, industria, artigianato, commercio, pesca: controllateci quanto volete ma lasciateci lavorare e pensare a quello che dobbiamo fare per reggere la concorrenza e promuovere lo sviluppo. Siamo attrezzati per farlo e vogliamo farlo».E per quanto riguarda le proteste, la situazione ambientale?«Non solo la situazione è sotto controllo ma lavoriamo perché i limiti imposti dalla legge siano superati in senso restrittivo: sia per le emissioni che per le bonifiche che abbiamo ereditato e che sono in gran parte concluse. E vanno avanti».E le ceneri di pirite?«I recenti provvedimenti ministeriali consentono di avviare a soluzione il problema, anche se in maniera limitativa. Abbiamo fatto ricorso al Tar perchè il provvedimento deve rivedere e interpretare bene alcune motivazioni che riteniamo errate. Abbiamo fiducia».Luoghi di lavoro sempre più sicuri, come lei spesso dice?«Certo e miglioreranno ancora. Vogliamo mettere i collaboratori in grado di esprimere a pieno la loro personalità e la loro creatività: questa è la linea del nuovo contratto di lavoro stipulato in 22 ore con i sindacati di categoria, con l’obiettivo di valorizzare sempre di più welfare e condizioni di lavoro».E al di fuori del core business?«Il Gruppo SolMar sta investendo nel potenziamento del settore della detergenza, sviluppando in particolare le attività di marketing. Sugli altri settori stiamo lavorando: la SolTreCo ha avviato studi per il trattamento e la rigenerazione dei rifiuti in ossequio al principio della circolarità della chimica sostenibile, e stiamo potenziando anche la struttura alberghiera di Massa Marittima. Inoltre il polo di Scarlino può essere valorizzato con la logistica ma non solo. L’attività produce circa 100 milioni di KWh senza emissioni di CO2. La nostra produzione di energia può essere utilizzata da attività imprenditoriali ad alto consumo energetico con benefici evidenti: il polo del Casone può rappresentare un ottimo punto di riferimento per lo sviluppo industriale del territorio, con ricadute positive sull’occupazione».