Sono i dipendenti della Scarlino Energia per i quali l’istituto non anticiperà più la cassa integrazione: l’azienda non ha liquidità, fiato sospeso fino al 9 settembre

Nel dramma 60 lavoratori

Giovedì, 20 Agosto 2015

SCARLINO. C’è un forte disagio tra i sessanta lavoratori della Scarlino Energia, a cui ora è veramente sparita ogni certezza. «C’è la più totale disperazione» rincara il sindacato, cercando di rimarcare bene i termini per segnalare questa situazione che definisce «preoccupante». L’Inps infatti ha fatto sapere che non anticiperà più la cassa integrazione, come è accaduto finora, mentre l’azienda ha detto apertamente alle rsu (rappresentanze sindacali unitarie) che in cassa non c’è più un euro e che quindi non può provvedere a farsi carico di questi ammortizzatori sociali. Appesi a un filo. È uno scenario molto delicato, dove non c’è alcuna certezza per il futuro. Fino al 9 settembre infatti non è dato sapere qual è il destino dell’inceneritore del Casone: se otterrà nuove autorizzazioni, i lavoratori torneranno ai loro posti; in caso contrario, si aprirebbe uno scenario del tutto inedito. Ed è proprio per questo stato di cose che la Fialc-Cisal si sbilancia e prende una posizione precisa. Il sindacato. «Sembra che l'unica speranza per i lavoratori possa essere quella che il 9 settembre la Conferenza dei servizi dia il via libera al rilascio delle autorizzazioni necessarie alla riaccensione dei forni» dicono dal sindacato. È quella infatti la data in cui la Regione scioglierà il nodo sulle nuove autorizzazioni di Via (valutazione d’impatto ambientale) e Aia (autorizzazione integrata ambientale), dopo che il Consiglio di Stato ha annullato le precedenti il gennaio scorso. Terzo round di cassa. Sono passati otto mesi da allora: un periodo lungo in cui i dipendenti sono tornati a fare i conti con la cassa integrazione (è la terza volta negli ultimi anni) e la società ha provato a limitare le perdite, presentando anche un concordato in bianco, strada imboccata per trovare un accordo con i creditori. Un equilibrio precario, che – a quanto sembra – si è incrinato del tutto nelle ultime settimane. I conti dell’azienda. «La direzione aziendale aveva dichiarato, due settimane fa alla rsu, che l’Inps non avrebbe più anticipato direttamente la cassa integrazione come invece era già successo in passato e inoltre che nelle casse della società non sarebbe più stata immessa liquidità, fino a quando non fossero sopraggiunte le nuove autorizzazioni» spiegano dalla Cisal. L’incontro. Una decisione «assurda e inspiegabile», dicono dal sindacato, che ieri insieme alle altre sigle dei sindacati provinciali ha incontrato i vertici aziendali scarlinesi, i quali hanno confermato che la situazione è questa. «L’azienda ha ribadito più volte di non aver la disponibilità finanziaria per assecondare le richieste dei lavoratori – continuano dalla Cisal – e che la situazione è talmente critica da non garantire l'integrazione salariale per il prossimo settembre – aggiunge il sindacato – forse solo per i mesi successivi». L’augurio. Davanti a questo immobilismo che preoccupa non poco sessanta lavoratori e le loro famiglie, la speranza del sindacato è che l’inceneritore possa ripartire. «Seppure convinti della veridicità delle parole dette dal presidente della società – è la posizione – ci rimane impossibile non denunciare il protrarsi di questa preoccupante situazione, auspichiamo che almeno i sacrifici dei lavoratori e delle loro famiglie – conclude il sindacato – siano serviti a qualcosa».