Il sistema pensato per vigilare lo smaltimento dell’immondizia

Pagavano tangenti anche sul satellite. Avrebbe dovuto combattere la mafia.

Martedì, 1 Luglio 2014

Sarebbe dovuta essere l’arma letale contro le ecomafie, il Sistri, il ‘Sistema integrato di controllo della tracciabilità dei rifiuti’, nato nel 2006 e trascinatosi per otto anni tra scandali, arresti, ritardi e sprechi. Voluto dall’ex premier Romano Prodi, è finito nelle mani prima del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo poi del suo collega Corrado Clini (arrestato qualche settimana fa per aver sottratto un milione dal finanziamento di un progetto ambientale in Iraq) che aveva fissato per aprile 2014 il definitivo «disco verde» (dopo otto rinvii). Ma, invece, di scatenare il panico tra gli ecomafiosi, il Sistri ha suscitato il terrore tra le migliaia di imprese di smaltimento (264mila) e trasporto (altre 285mila) obbligate a un complicato sistema elettronico fatto di pennette Usb, blackbox (scatole nere) installate sui camion, registrazioni telematiche. MA le Usb, distribuite da anni (anche quattro) non sono state mai davvero utilizzate e la Selex, la società che gestisce l’intero sistema, è stata travolta dalle inchieste. Qualche mese fa la stessa Confindustria ha dovuto ammettere che il sistema non funziona e che, nel caso andasse a pieno regime, avrebbe costi ancora proibitivi. E così annega nell’inefficienza e negli scandali il Grande fratello che avrebbe dovuto sorvegliare tutti gli spostamenti della «monnezza», eliminando carte e burocrazia, e scoprendo tempestivamente sversamenti in discariche abusive. Un servizio che non funziona, ma che costa, eccome. Il contratto prevede infatti che la Selex incassi dal ministero dell’Ambiente una quota fissa di 28 milioni di euro l’anno e una quota variabile, che si aggira tra i 70 e gli 80 milioni, legata al contributo che ciascuna azienda o trasportatore sarà chiamato a versare al momento dell’iscrizione obbligatoria al Sistema e del ritiro della chiavetta o della ‘scatola nera’ che li metterà in rete.Paga e prega, quindi. Senza ottenere, finora, nulla in cambio. Tanto che la procura di Napoli ha sospettato l’esistenza di un raggiro colossale, confermato da un’inchiesta con una ventina di arresti per truffa e falso. «Bloccate immediatamente il Sistri» era stato l’appello lanciato a fine marzo da Assintel, l’Associazione nazionale delle imprese Confcommercio, a Matteo Renzi e al ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti. «Il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti è marcio». E mentre il caso diventava politico, l’inchiesta metteva a segno altri blitz. A fine marzo gli uomini delle Fiamme Gialle, su ordine del gip di Napoli, arrestavano, per fondi neri e tangenti, due alti funzionari di Finmeccanica-Selex e due imprenditori. «L’indagine ha permesso di evidenziare che l’ideazione del Sistri — scriveva il giudice nell’ordinanza — ha dato modo di realizzare gravi condotte di illecito arricchimento ad opera di coloro che sono stati incaricati dal Ministero di studiare e di fronteggiare l’emergenza». Affidamento diretto e senza gara alla Selex.