Sei, il gigante dai piedi di argilla

“Inefficienze scaricate in bolletta”. Dieci milioni su cui incidere: valgono quanto i rincari decisi lunedì

Venerdì, 4 Luglio 2014

Lo avevano presentato come il migliore dei mondi possibili, quello nel quale le economie di scale possibili in una società, Sei Toscana, che serve ben 103 Comuni, avrebbero generato risparmi in bolletta per gli utenti finali (cioè noi) e una gestione economica sana del ciclo dei rifiuti. Quanto ancora siamo lontani da questo modello ideale lo dice l’assemblea dell’Ato di lunedì pomeriggio, quella nel corso della quale sono stati deliberati gli aumenti delle tariffe che già stanno facendo montare la rabbia dei consumatori (cioè la nostra) e la protesta degli enti locali aretini, che (al contrario di senesi e grossetani) hanno votato no quasi al gran completo (unica eccezione esplicita Terranuova, più qualche astensione). L’assessore Franco Dringoli, che in questa partita gioca per conto di Palazzo Cavallo, stima che le intermediazioni finanziarie inutili siano di circa dieci milioni. Che su un bilancio di 150 circa sono l’equivalente appunto di quell’8-9 per cento di aumento delle bollette deciso lunedì. Se vivessimo nel migliore dei mondi possibili, insomma, basterebbe tagliare quelli per riportare le tariffe al punto di partenza. O quantomeno per ridurre i rincari in dimensioni fisiologiche.Per quanto gli aumenti per ora siano soltanto provvisori (se restano li pagheremo con i conguagli in bolletta di dicembre), Dringoli e il sindaco Fanfani si sono subito messi in moto per ridurne l’impatto. Per mercoledì, dunque, hanno convocato un tavolo tecnico al quale sono stati invitati l’Ato dei rifiuti, Sei Toscana, Aisa, che ne è l’azionista aretina, e Aisa Impianti, la società cui era stato conferito l’inceneritore di San Zeno. All’ordine del giorno c’è la razionalizzazione dei costi, il tentativo di mettere in piedi un piano finanziario e di riorganizzazione industriale che consenta di contenere i rincari. Eh sì, perchè le fusioni sulla carta sono una cosa e in pratica un’altra. Succede, dunque, che Sei, allo stato attuale, sia ancora più un carrozzone nel quale si sovrappongono e si intersecano competenze, impianti, l’eredità delle vecchie società di gestione che non un’azienda coerentemente organizzata. Magari col tempo lo diventerà, ma intanto chi paga il conto delle diseconomie siamo noi. Servizi ecologici integrati (questo significa l’acronimo Sei) ha messo insieme sei vecchi gestori (la grossetana Coseca, Siena Ambiente e quattro aretini: Aisa, Csa, Csai e Casentino ambienti),i soci privati (banche, coop e altri), i comuni di tre provincie e gli impianti di cui erano proprietari: discariche come Podere Rota, termovalorizzatori come San Zeno e Poggibonsi, selettori e quant’altro. In più metteteci la legge regionale che vede i comuni in un triplo ruolo: sono insieme programmatori nell’Ato, clienti di Sei, che gestisce la raccolta e lo smaltimento, riscossori presso gli utenti finali e spesso proprietari con società controllate come Aisa Impianti di alcune delle strutture di smaltimento presso cui si serve Sei. Vi gira la testa? Anche a noi. Fatto sta che questo guazzabuglio genera partite finanziarie di giro, disarmonie fra i tempi di pagamento e quindi fideiussioni per ottenere dalle banche anticipazioni di cassa che si riflettono sui costi, risalendo di gradino in gradino la piramide di Sei. Il risultato è che le spese aumentano e il gestore unico preme su Ato perchè conceda rincari capaci di tappare le falle. E’ qui, secondo Dringoli, che bisogna incidere il bubbone, eliminando i passaggi finanziari o industriali inutili. Tanto per dire, molti degli impianti sono sottoutilizzati, perchè i rifiuti prodotti sono in diminuzione, ma i costi fissi restano immutati. Bisognerebbe chiuderne qualcuno, ma quale, fra le discariche e i termovalorizzatori? Insomma, in piccolo, è come la fusione Fiat-Chrysler: insieme fanno un gigante mondiale, ma se non tagliano i doppioni sprecano risorse e appesantiscono i bilanci. Lì pagano gli azionisti, ma qui gli azionisti siamo noi. Dringoli riconosce che alcuni rincari sono giustificati dall’aumento dei servizi (i primi passi del porta a porta e altro) e dall’inflazione (poca cosa). Ma secondo l’assessore porterebbero a bollette più pesanti al massimo del 4 per cento. Il resto è efficienza da recuperare. Chi ci mette le mani?