Rifiuti tossici nel capannone dismesso. Blitz della Forestale vicino al Crocodile

Mega discarica all’ex Tab di Marciano, la ditta che fu ‘salvata’ dai dipendenti.

Martedì, 4 Marzo 2014

Era già successo con la Fontemura a Poti, con la Lebole nella zona industriale della città e con la Toscana Tabacchi ad Ambra. Aree industriali dismesse che si trasformano in mega discariche a cielo aperto. Ma stavolta, per la superficie interessata e per la particolare pericolosità dei rifiuti, il caso è ancora più delicato. Sei ettari, l’equivalente di dieci campi da calcio, coperti da bombole di gas, contenitori con acidi, vernici, cisterne con liquami, coperture in eternit. Il tutto abbandonato da diverso tempo a due passi dal casello di Monte San Savino dell’Autosole, proprio accanto alle piscine e discoteca Crocodile. Lì (per poche decine di metri nel territorio di Marciano) sorgeva uno degli stabilimenti della Tab, azienda con passato importante che si occupava di cabine doccia e che ha vissuto varie vicissitudini fino a chiudere. I lavoratori sono confluiti in una cooperativa, cambiando nome in Clab concentrando l’attività nell’unica sede storica di Foiano. A scoprire la «bomba ecologica» di Marciano gli uomini della Forestale che hanno mostrato tutte le immagini di degrado e abbandono dentro e fuori il capannone industriale. A presentare i particolari dell’operazione il comandante reggente del Corpo Forestale Alberto Veracini e il comandante del nucleo operativo speciale Marco Mazzi. L’area è stata subito sequestrata anche se sono ancora da delineare bene le responsabilità, nel groviglio di modifiche societarie che hanno caratterizzato gli ultimi anni dell’azienda che operava nell’area. Nell’estate del 2009 la Tab di Foiano era balzata agli onori della cronaca, anche nazionale, per una singolare iniziativa dei suoi dipendenti: con la lettera di licenziamento in tasca quarantuno dei novanta dipendenti, frugandosi in tasca e vantando diverse mensilità arretrate, avevano acquisito marchio, quote e macchinari della società in liquidazione e l’avevano fatta risorgere ribattezzandola Tabitaly. Poi il passaggio recente in Clab, che sta per Cooperativa lavoratori arredo bagno con l’unica sede in via di Sinalunga a Foiano. Il terreno attorno allo stabilimento di Marciano sul quale sono stati trovati i rifiuti tossici risulta di proprietà di una banca, la Bnp Paribas, ma sono ancora in corso accertamenti per delineare in particolari le responsabilità dello scempio a cielo aperto. Pare che negli ultimi anni l’ex stabilimento fosse usato solo come rimessa.

Intanto l’area è stata messa sotto sequestro e sono stati avvertiti i Comuni di Marciano e Monte San Savino, oltre all’Arpat, la procura della Repubblica e la Provincia. Una delle prime cose da fare sarà quella di recintare l’area per evitare che qualcuno entri nell’ex Tab: i muri hanno diverse falle e i materiali abbandonati sono particolarmente pericolosi. L’Arpat dovrà poi analizzare i vari materiali rinvenuti per stabilirne la tossicità e procedere a un’eventuale bonifica. «Sono situazioni che si stanno verificando sempre più spesso, a causa della crisi — afferma il comandante Alberto Veracini — il nostro nucleo operativo speciale non si è fatto sfuggire questa situazione che purtroppo non è isolata come abbiamo visto anche nel recente passato. Siamo impegnati anche nella vigilanza della zona perché eventuali accessi potrebbero avere esiti drammatici: se si dovesse sviluppare un incendio sarebbe davvero un guaio».

Come detto, ancora da delineare le precise responsabilità per la situazione: «Non è facile risalire alla proprietà dell’area al momento degli abbandoni — prosegue Veracini — sono in corso accertamenti con l’autorità giudiziaria. L’ultima proprietà del terreno risulta di un istituto bancario».
Una parte di bonifica è stata già portata avanti dai «soliti ignoti»: dentro e fuori il capannone industriale non c’è infatti traccia di rame. L’«oro rosso» fa sempre gola.