Rifiuti, rischio ulteriore aumento. Dringoli: spesi 10 milioni inutili

La stangata l’assessore: «Proviamo a limitare i danni»

Giovedì, 3 Luglio 2014

Non nasconde la sua irritazione Franco Dringoli per questo carrozzone mangiasoldi in cui si è rapidamente trasformato il nuovo sistema di gestione dei rifiuti in area vasta. L’antefatto è noto: appena martedì scorso l’assemblea degli oltre cento sindaci della Toscana del Sud ha approvato a maggioranza il corrispettivo provvisorio proposto dal consorzio Sei Toscana sulla base dei servizi assicurati. La sostanza si traduce in un aumento delle tariffe oscillante fra il 7 e il 9%. Hanno votato a favore i sindaci del Senese e del Grossetano, contrari nella gran parte i primi cittadini della provincia di Arezzo. Ma il piano è passato, indietro non si torna anche se l’assessore Dringoli è al lavoro «per ridurre i danni», come dice lui stesso. Danni che non sono neppure del tutto calcolati: l’aumento medio dell’8% è infatti fondato sul costo del servizio al quale potrebbero aggiungersi i cosidetti costi aggiuntivi di gestione, capaci di alzare ulteriormente l’asticella.Dringoli è critico. «Sono convinto — afferma — di avere ancora qualche margine di manovra per abbassare rincari gravosi per le famiglie e per le imprese. Stiamo lavorando sulla riduzione dell’indennità di disagio ambientale, sui costi delle fideiussioni scaricati bolletta, su altre componenti da incidere. E’ per questo che avevamo chiesto all’assemblea dell’Ato di rinviare la votazione del piano sia pure di pochi giorni. Non ci hanno ascoltati, sono andati avanti comunque ma noi non ci arrendiamo, comunque consapevoli delle difficoltà». A non convincere l’assessore, al di là delle tariffe gonfiate, è il meccanismo su cui si struttura la gestione del ciclo dei rifiuti. «Oltre ai cittadini che pagano le storture di tasca loro, ci sono ben tre soggetti in ballo: i Comuni, il gestore, i proprietari dell’impianto. Ebbene, il sistema impone una girandola di passaggi ognuno dei quali incide sui costi. Solo lo scambio di una partita finanziaria da una soggetto all’altro genera spese inverosimili. Con questo modello se ne vanno dieci milioni solo per le intermediazioni e sono dieci milioni che poi il contribuente è chiamato a coprire».Insomma, secondo l’assessore, è il sistema nel suo complesso che va riformato. «Teoricamente — insiste — la gestione di macroarea derivata dalla legge regionale avrebbe dovuto comportare ecnomie di scala, con ricadute positive sia sui servizi che sulle tasche dei cittadini. Può darsi pure che questo avvenga a media o lunga distanza, ma nel breve il meccanismo si è dimostrato vorace e ha anche annullato la possibilità di quel calmiere che le singole aziende di gestione detenevano».La sintesi della storia dice che i cocci sono ormai rotti e che l’estremo tentativo operato dai comuni aretini è quello di rimetterne insieme qualche pezzo. Speriamo che l’attak sia efficace.