Rifiuti, conti sbagliati per Sei

Caro-tariffe o meno posti. Mancano 10 milioni, a rischio anche i servizi

Venerdì, 25 Aprile 2014

Quando si dice un amore che non decolla. Tra Sei Toscana e i sindacati proprio non corre buon sangue tanto che è stato deciso lo stato di agitazione dei dipendenti di tutto il consorzio, gestore unico del ciclo dei rifiuti ad Arezzo, Siena e Grosseto. Un rapporto nato male, con la decisione di Sei di collocare alcuni dipendenti del consorzio nella Cooplat di Grosseto. E il contrasto non accenna a placarsi, tanto che le organizzazioni sindacali regionali e la Rsu hanno rotto le trattative con l’azienda riservandosi di decidere insieme ai lavoratori le prossime iniziative a sostegno della protesta, fino a confermare la possibilità di uno sciopero, prima evocato e poi sospeso.

I motivi di questo ennesimo braccio di ferro li spiega Loretto Ricci della funzione pubblica Cgil di Arezzo: «In fase di passaggio del servizio al consorzio Sei, Ato sud aveva stabilito un trasferimento di risorse pari a 104 milioni di euro. Per motivi che ci sfuggono, queste risorse adesso sono scese a 93 milioni. Con questi undici milioni in meno, ci fanno sapere, sono a rischio i servizi e anche i livelli occupazionali. Un problema che riguarderebbe in primis le cooperative, come la Beta 2 ad esempio, ma non è detto che i dipendenti diretti di Sei possano dormire sonni tranquilli nel lungo periodo».

Insomma, un dato nuovo, la mancanza dei trasferimenti inizialmente promessi, che mette in apprensione un centinaio di lavoratori solo ad Arezzo: «Non è escluso che si possa passare da contratti full time a contratti part-time ad esempio e i lavoratori vedrebbero così ridursi il loro reddito».

«Ci chiediamo — aggiungono le organizzazioni sindacali in una nota congiunta — come sia accaduto che nel percorso che ha portato alla gara e all’affidamento del servizio a Sei Toscana si siano persi per strada prima gli impianti che avrebbero garantito un reddito da redistribuire e che invece, rimanendo in mano alle precedenti amministrazioni pubbliche, rischiano di diventare elemento di disequilibrio economico. Successivamente è andato perduto quel 60% della provincia di Grosseto già deciso in affidamento a Cooplat prima della gara, e oggi viene meno anche la certezza del corrispettivo economico a copertura del servizio. Emerge un quadro desolante di mancanza di trasparenza e inadeguatezza della politica locale presente in Sei Toscana e ovviamente nell’assemblea Ato sud. Aggiungiamoci anche il silenzio assordante della Regione che aveva individuato in questo percorso una strategia vincente per la gestione di questo pezzo importante di servizio pubblico».

Un’operazione che non sta dando i frutti sperati, con lo spettro di ulteriori aumenti delle tariffe sempre in agguato. Su Sei Toscana, in particolare sul passaggio dei dipendenti a Cooplat, sono intervenuti anche il consigliere regionale di Forza Italia Stefano Mugnai e la portavoce dell’opposizione in consiglio regionale Stefania Fuscagni: «La solita storia tutta toscana, il solito intreccio tra enti pubblici, società partecipate e società cooperative» e hanno presentato un’ interrogazione urgente all’assessore regionale all’Ambiente Annarita Bramerini: «Molte le questioni su cui chiediamo di fare chiarezza, a partire dalle ragioni che hanno spinto “Sei” ad esternalizzare alcuni servizi a favore di un socio industriale quale Cooplat, quali criteri hanno portato alla scelta proprio di quella cooperativa, da sempre aderente a Legacoop. E poi siamo certi che le modalità con le quali si muove Sei Toscana , non deroghino la normativa regionale e non tradisca l’obiettivo di una unitarietà nella gestione del servizio medesimo?».