Rifiuti, conti rifatti: stangata ridotta al 10% ma ancora non basta

I paletti del Comune: non oltre il 5%. Ma le categorie sono in rivolta e reclamano tariffe invariate. Giorni decisivi

Venerdì, 21 Marzo 2014

Conti rifatti ma ancora non basta, e non siamo al mercato delle vacche. Il guaio è che la stangata rifiuti continua a gravare sulle nostre teste nonostante i ripetuti incontri. Dall’ultimo, mercoledì pomeriggio a Siena, l’assessore Franco Dringoli è tornato con un risultato parziale. Dai nuovi calcoli verrebbe fuori un rincaro delle tariffe di circa il 10%, la metà di quel 20 contenuto nella bozza originaria ma ancora molto lontano dal tetto fissato dal Comune: non più del 4-5%. Intanto tuonano le categorie economiche, compatte come un sol uomo: «Le imprese non sono in grado di assorbire alcun aumento, fosse anche del 2%». In calce un elenco sterminato di sigle: Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato, Confindustria, Confapi, Coldiretti, cia, confagricoltura, legacoop toscana, confcooperative. e non dovrebbe mancare nessuno all’appello.

Ma l’obiettivo dei rincari zero appare irrealistico, anche per l’assessore Dringoli: «Impossibile — dice — non calcolare l’inflazione. E non dimentichiamoci del costo dei servizi aggiuntivi, vedi la raccolta differenziata spinta nella zona sud a cui tra poco si abbinerà quella nell’area nord della città». I paletti di Dringoli restano i soliti: «Un aggravio del 4-5% sarebbe ragionevole. Non scordiamo che il consorzio Sei Toscana è nato da settanta giorni e che le cosiddette economie di scala non possono arrivare dal cielo in un un battibaleno, bisognerà aspettare almeno il 2015».

Dringoli fissa anche la base di partenza, calcolando i costi della gestione del ciclo dei rifiuti nell’anno da poco trascorso: «Nel 2013 le spese sono ammontate a 16,4 milioni, ma è indispensabile aggiungere un corrispettivo per il fondo di svalutazione crediti, calcolabile in 930 mila euro. Il fondo serve a sopportare i mancati pagamenti che non graveranno sul consorzio ma sulle spalle del nostro come degli altri Comuni. La base di partenza è dunque di 17 milioni e 200 mila euro». da qui, sottintende l’assessore, occorre partire per determinare la quota 2014, con aumenti che non vadano oltre il 5%. Ma lui stesso non se la sente di giurare sulla riuscita dell’operazione: «Non è detto di farcela, decisivi saranno gli incontri che avremo la prossima settimana».

Monta però la rabbia delle categorie: «Gli aumenti — sostengono le associazioni firmatarie del documento — colpiscono in maniera gravissima e ingiustificata famiglie e imprese ma inchiodano la politica a precise responsabilità. Una su tutte: che senso ha avuto creare un gestore unico dei rifiuti se poi non serve né ad ottimizzare i costi per la comunità né tantomeno a migliorare il servizio?». La promessa di battaglia («Ci opporremo con tutte le nostre forze») è arrivata all’indomani all’indomani dell’incontro con il presidente di Ato Toscana Sud Nazzareno Betti e il direttore generale Andrea Corti. Amara la constatazione: «Gli aumenti ci saranno di sicuro, questa è l’unica cosa emersa chiaramente dall’incontro. Ed è inutile che per il momento l’assemblea dell’Ato abbia deciso di congelare la stangata nell’aria».

Non manca una stecca all’assessore Dringoli: «Altro che aumenti accettabili, come li ha definiti l’assessore, le imprese sono stremate. Nel 2013 solo Imu e Tares hanno inciso fino all’8% sui fatturati. Se l’intenzione è di far chiudere tutti, questa è la strada buona. Ma la politica dovrà poi rispondere della perdita di occupazione». Un primo clamoroso errore, a giudizio delle categorie, la politica lo ha già fatto: «I rifiuti diminuiscono perché si produce e si consuma di meno, eppure i costi aumentano. Accade perché è stata messa a bando solo la gestione del servizio di raccolta e non quella degli impianti». Infine un appello al Comune di Arezzo: «Dia il buon esempio e blocchi ogni forma di aumento».