A Rho la «miniera» che ridà vita alle terre rare

Relight

Mercoledì, 10 Giugno 2015

Nel container dei rifiuti elettronici è nascosta una miniera di terre rare. È a Rho, a pochissima distanza dall’Expo, che si chiude il cerchio del riciclo. Qui presso la sede di Relight, azienda che tratta i Raee, è in funzione un impianto fisso, nato dal progetto HydroWeee finanziato dalla Commissione europea, da cui oggi si ottiene un ossido di terre rare che contiene ittrio, con una quota superiore all’86%, europio, terbio, gadolino e lantanio. Minerali preziosi, richiesti per la produzione di semiconduttori e componenti elettronici, che vengono “estratti” da vecchi tubi catodici, schermi e monitor Lcd, lampadine. L’impianto di tipo idrometallurgico può trattare quasi due tonnellate di polveri fluorescenti al giorno, da cui si ricavano - dopo un processo chimico - circa 200 chili di ossidi di terre rare, pari a una capacità produttiva annua di 165 tonnellate l’anno.  «Oggi con il mondo industriale stiamo esplorando le possibilità di reimpiego del materiale - spiega Bibiana Ferrari, a.d. di Relight -. La domanda è per un prodotto custom, con miscele diverse, mentre ora otteniamo un mix di terre rare». Se il processo di raffinazione è già stato perfezionato il consorzio HydroWeee ora punta all’ottimizzazione dei processi ambientali e all’individuazione di nuove aree d’impiego di questa materia prima seconda. «In questi 18 mesi - continua Ferrari - ci siamo focalizzati sulla ricerca dei settori industriali e dei campi d’applicazione a cui offrire un prodotto che per sua natura è non standard». Un percorso verso uno sviluppo sostenibile che prevede anche un impianto mobile, attualmente è utilizzato in Romania. In questo modo le tecnologie che permettono di ottenere gli ossidi di terre rare raggiungeranno direttamente i luoghi di trattamento dei Raee. Un’altra via green aperta per uno sviluppo sostenibile.

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