Non piacciono le migliorie proposte da Scarlino Energia. Oggi la lettura della relazione finale dell’inchiesta pubblica

Sull’inceneritore il fronte del No non cambia idea

Martedì, 4 Agosto 2015

SCARLINO. Sono diversi i problemi su cui «il comitato suggerisce di porre particolare attenzione». L’assenza di un adeguato sistema di monitoraggio, così come di un protocollo di comunicazione tra la società con gli organi controllori, quali Arpat e i Comuni. C’è la questione del canale Solmine e soprattutto l’assenza di un registro dei tumori, sottolineata dall’Asl stessa. Questa lista di criticità comunque potrebbe essere risolta facendone un insieme di prescrizioni da accompagnare a un eventuale rilascio di nuove autorizzazione; ma potrebbe essere anche la lettura che fermerà la riaccensione dei forni. Una decisione questa che in ogni caso spetterà alla conferenza dei servizi. «Ogni decisione di Via e Aia attiene alla valutazione discrezionale della Regione»: il presidente dell’inchiesta pubblica Gianni Taddei torna a ribadirlo anche nella relazione finale, che sarà presentata questa mattina nella sala Auser del Puntone (alle 10), nel corso dell’adunanza finale. L’ultima occasione per intervenire sulla riaccensione dell’inceneritore di Scarlino. «È tuttavia evidente che nell’inchiesta pubblica si registrano una serie di posizioni non conciliabili – si legge nella relazione - Da un lato, la posizione di chi ritiene l’esercizio di un impianto di incenerimento legittimo, nei limiti stabiliti dalla legge; dall’altro, si manifesta anche la posizione di chi ritiene che tale attività, pur legittima, sia dannosa per la salute e per l’ambiente e quindi da escludere in radice». E in questa bilancia, il peso decisivo può giocarlo il principio comunitario di precauzione, come spiega lo stesso Taddei, che – citando articoli di legge e il diritto costituzionale alla salute – ricorda come questi «possano incidere sul giudizio di compatibilità ambientale in misura assolutamente rilevante nel rendere preferibile, in concreto, una soluzione piuttosto che l’altra». Tanto troviamo scritto nell’ultimo paragrafo della relazione, forse il più importante alla fine del procedimento: “giudizio del presidente”. Le conclusioni, insomma, dell’inchiesta pubblica indetta per il procedimento del rilascio di nuove autorizzazioni all’impianto di Scarlino Energia, dopo che il Consiglio di Stato ha annullato le precedenti il gennaio scorso. Una mole di lavoro non indifferente, su cui però esistono posizione opposte: quella sostenuta da Piermassimo Chirulli, commissario rappresentante del fronte del No (in cui rientrano i Comuni di Follonica e Scarlino, associazioni di categoria e comitati ambientalisti), secondo cui «allo stato non possa dirsi che l’attività istruttoria, con riferimento al piano sanitario e ambientale, sia ampia e adeguata al procedimento autorizzatorio»; e quella di Umberto di Matteo, commissario per la società, sicuro che il dibattito tra le varie parti «abbia prodotto un’ampia e approfondita documentazione a supporto». Ma di Matteo ricorda anche le modifiche, o «migliorie», che Scarlino Energia vuole apportare all’impianto, già elencate in conferenza dei servizi: sistemi di pulizia ad aria compressa, bruciatori misti, riutilizzo scarico acque dolci per abbattimento fumi. Un progetto che comunque non convince il fronte del No, che mantiene forti perplessità evidenziando «puntuali e specifiche criticità del progetto e dell’istruttoria proprio in quanto non rispettano le prescrizioni di legge». Criticità che anche Taddei ha voluto rimarcare nella relazione finale. La mancanza di un monitoraggio sulle immissioni, sulle ricadute al suolo e sul canale Solmine; la necessità di istituire un registro dei tumori, ma anche l’adozione «delle misure per la continuità di marcia», dato che ultimamente l’inceneritore andava avanti a singhiozzo, generando livelli maggiori di diossina.