La Toscana si conferma tra le regioni più colpite dalla criminalità ambientale

Lunedì, 7 Luglio 2014

La Toscana si conferma tra le regioni più colpite dalla criminalità ambientale: tra traffici e smaltimenti illegali di rifiuti, cantieri edilizi illegali, mafie e corruzione, e ancora racket di animali, predazioni di beni culturali e criminalità agroalimentare. Un altro anno vissuto pericolosamente. Occorre un deciso cambio di passo nelle politiche di tutela ambientale. Roberto Mancini, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin. Questo rapporto Ecomafia è dedicato a tre persone che in tempi, luoghi e con modalità diverse hanno perso la vita per il loro impegno nella lotta contro l’ecomafia e i traffici illegali di rifiuti. Non conosce sosta l’aggressione ambientale in Italia, e anche la nostra regione non fa eccezione. Lo dicono innanzitutto i numeri dell’illegalità ambientale accertata nel 2013 in Toscana e censita nel rapporto Ecomafia 2014. In linea con il quadro nazionale, e nonostante si registri anche qui un calo in valore assoluto delle infrazioni, 1.989 (corrispondente al 7% sul totale su scala nazionale), dovuto soprattutto al positivo decremento degli incendi boschivi, continuano a crescere i reati nel ciclo dei rifiuti (412) e a rimanere sostanzialmente invariati quelli del cemento (330), i settori storicamente trainanti dell’eco/criminalità. Numeri che confermano la Toscana al sesto posto nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale, figurando tra le regioni maggiormente colpite, subito dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia) e il Lazio. Altissimo pure il numero di denunce (2008), di arresti (2) e di sequestri (559). Seppure ciò dimostri anche il buon lavoro fatto sul fronte repressivo, anche il 2013 si conferma un altro anno da dimenticare.