«La Tari sui capannini rurali? Converrebbe demolirli»

Proteste da Montelaterone

Mercoledì, 1 Ottobre 2014

Alzata di scudi di molti cittadini contro la decisione dei Comuni di far pagare la Tari sui capannini rurali. E’ un coro di no. Tutti d’accordo sul fatto che i capannini che hanno servizi di luce ed acqua e che sono stati magari trasformati in luoghi vivibili, debbano pagare. Ma chi, invece, ha capanni solo usati per rimessaggio degli attrezzi di campagna, proprio ritiene inopportuna e scandalosa questa tassa. La signora Cassani di Montelaterone illustra il suo caso, assai simile a quello della maggioranza di cittadini che possiedono un pezzo di terra con piccolo rimessaggio. Situazione che interessa la maggioranza dei cittadini dell’Amiata: «Ho vari capannini, senza utenze, senza pavimenti - argomenta - che non producono rifiuto alcuno. Ci pago la Tasi, l’Imu e adesso anche la spazzatura. Ma chiedo: non producono più rifiuti del mio capanno i pollai? O i fienili? Su questi è stata prevista l’esenzione. E’ legale tutto questo?». La signora sottolinea, poi, un controsenso inconcepibile a suo dire: «Le abitazioni vuote di mobili e senza utenze, non pagano Tari, secondo le disposizioni del regolamento approvato. E’ un controsenso a tutti gli effetti. I capannini non sono la stessa cosa? Su questi edifici di campagna ci pago pure il consorzio di bonifica. Con quali servizi? Mistero. Io mi faccio le fossette da sola e custodisco il terreno con le mie braccia. Mai visto nessuno nei fossi lì intorno. Sono andata ad informarmi sul regolamento approvato e ho spiegato che in un capannino ci tenevo le arnie delle api. “Sono piene o vuote?” mi hanno chiesto. Perché se sono piene non paga, se sono vuote sì. Naturalmente faccio il miele, ma chi ce le tiene le api dentro le arnie in modo continuo? Mi sembrano cose inverosimili». La signora Cassani dichiara di ribellarsi a questo tipo di ragionamento e afferma che in questo modo si rischia l’abbandono delle campagne: «Converrebbe - dice prospettando una soluzione drastica - prendere una ruspa e buttare giù tutto. Demolire questi ambienti storici ma che costano l’ira di Dio e utili solo a ripararsi dalla pioggia e a riporvi gli attrezzi. Non sono sicura che questa cosa sia così scontata dal punto di vista legale. Andrò fino in fondo, inviterò le associazioni di categoria a muoversi per salvaguardare chi ha la sorte di possedere qualche piccolo pezzo di terra. Per trovare un cassonetto della spazzatura, devo andare nel primo centro abitato. Altro che 500 metri! ». E alla fine, sconsolata: «Sono sicura che presto ci faranno pagare la Tari anche sui terreni. Sentiremo, comunque, cosa ci dicono le associazioni che ci dovrebbero tutelare. Perché questa storia non può finire qui».