I sindaci bloccano la stangata dei rifiuti

No al piano di «Sei Toscana» che prevede aumenti anche del 30 per cento

Martedì, 18 Febbraio 2014

Il pacco, il paccotto e il contropaccotto sono stati bloccati in extremis ma da fine marzo in poi se ne riparla. Continua, infatti, a gravare sulle nostre teste il pericolo della madre di tutte le stangate, ovvero l’esplosione della tariffa dei rifiuti dopo il passaggio della gestione del ciclo nell’area vasta del sud al consorzio Sei Toscana.

Ieri mattina c’è stata un’infuocata assemblea dei sindaci in sede Ato con la levata di scudi contro il piano tariffario presentato ufficialmente da Sei Toscana. Secondo i dati elaborati dal Consorzio, ogni famiglia della provincia di Siena dovrà pagare in media il 20% in più rispetto al passato, con differenze ricalcolate fra i vari Comuni (in qualche caso gli aumenti saranno dunque addirittura superiori). I sindaci hanno respinto al mittente il piano, ritenendo gli incrementi tariffari al di fuori di qualsiasi logica. Non hanno quindi approvato la relazione limitandosi ad autorizzare la tariffazione dell’acconto, operazione che in questa prima fase va a carico dei Comuni. Che, in ogni caso, dovranno pagare di più rispetto al passato.

Quanto alle tariffe vere e proprie, secondo i sindaci ci sono stati errori di calcolo sui corrispettivi, nonostante il costo dei servizi sia aumentato causa la maggior diffusione della raccolta differenziata porta a porta. «A fine marzo — anticipa uno dei sindaci senesi — ci ritroveremo in assemblea per ascoltare gli esiti della nuova elaborazione di Progetto Sei. Così come il quadro ci è stato prospettato, il giudizio non poteva che essere negativo. Inaccettabile».

Eppure la stangata sui rifiuti non arriva inaspettata. Già nel luglio scorso era arrivata sui tavoli dei Comuni senesi, aretini e grossetani la prima elaborazione Ato del piano di gestione dei servizi di Sei Toscana, il consorzio che si è aggiudicato la gestione dei rifiuti nell’area sud della regione vincendo la gara come competitore unico, non senza una scia di polemiche. Un grande passo, venne comunque definito: da ora in poi, si disse, la razionalizzazione del servizio su area vasta diventerà più funzionale e più economica.

Poi ecco il documento dal quale emergeva l’indicazione di una stangata generalizzata sulle tariffe a partire dal 2014, in media un 20% in più rispetto alle cifre attuali, con punte anche del 30% per i Comuni in cui non veniva applicata la Tia il cui costo era assorbito dal bilancio delle amministrazioni stesse. Il piano giustifica la richiesta di aumenti con le voci dedicate appunto ai servizi. Una di queste, contenuta nella prima stesura, era relativa al lavaggio di tutte le strade, il che suona abbastanza paradossale.