Convergenze parallele

Il commento di Federico d’Ascoli

Domenica, 15 Febbraio 2015

L'OSSIMORO più celebre della politica democristiana, quello coniato da Aldo Moro alla fine degli anni Cinquanta per lanciare il compromesso storico col Partito comunista si adatta alla necessità di far convivere industrie e ambiente. Il paradosso delle «convergenze parallele» per mettere di fronte da una parte i tesori ambientali della Maremma, cuore selvaggio della Toscana con spazi e tempi dilatati, dall'altra le ciminiere del Casone, area industriale con la più alta concentrazione produttiva del Grossetano tra Scarlino Energia, Nuova Solmine e Tioxide. Spetta ai controlli e alla giustizia stabilire se tra Scarlino e Follonica si rispettano i parametri di legge. Di certo, però, non si può andare avanti a colpi di ricorsi, sentenze e appelli. La convivenza fra attività produttive ed ecosistema, fra salute delle persone e tutela del lavoro è un obiettivo a cui questa terra non può rinunciare. In una situazione economica drammatica non ci si può certo permettere di rinunciare da un giorno all'altro ad attività come quelle della piana scarlinese. Delicate e pericolose quanto si vuole ma con ricadute economiche fondamentali. La legge dovrebbe assicurare la continuità di queste attività invece di ostacolarle con un soffocante apparato legislativo, fiscale e burocratico. La semplificazione delle regole potrebbe infatti stimolare investimenti, soprattutto quelli per la salvaguardia dei lavoratori e dell'ambiente. Le lungaggini e l'instabilità delle norme, invece, scoraggiano anche chi fosse dotato di buona volontà ecologica. Non giriamoci intorno: l'industria inquina, si sa. Però non si può vivere solo di servizi, commercio e agricoltura che pure rappresentano i capisaldi dell'economia maremmana. Il complesso industriale del Casone è a ridosso dei centri abitati e questo, inevitabilmente, acuisce la sensibilità dei cittadini. Ma le profezie degli ambientalisti catastrofisti sono per fortuna smentite. Si può conciliare la produzione con una riduzione dell'inquinamento. Succede oltre Oceano: dal 1990 l'industria manifatturiera pesante statunitense è cresciuta di un terzo mentre la contaminazione dell'aria è diminuita di due terzi. Saremo «incauti ottimisti», per dirla come il pubblico ministero Pizza al processo Concordia, ma all'oltranzismo ambientalista che ama lo schema «meno industrie uguale aria pulita» preferiamo un nuovo modello di sviluppo ambientale, economico e sociale. Un compromesso storico in cui lavoro e salute non siano più nemici. Sarà solo un sogno americano?