Il Comune dà la sveglia all’Ato: scordatevi un nuovo inceneritore

E’ previsto nel piano interprovinciale, ma la giunta contrattacca. «Sbagliate anche le previsioni sulla produzione»

Sabato, 14 Giugno 2014

Al mittente. Il Comune va all’attacco sulla pratica inceneritore, presenta in forma ufficiale le osservazioni al piano interprovinciale dei rifiuti, contesta i presupposti del piano stesso, seppellisce la possibilità di un raddoppio dell’impianto di San Zeno. La pietra tombale sulla vicenda la mette la riunione di giunta del 6 giugno scorso, presieduta dal sindaco Fanfani, presente l’assessore Franco Dringoli titolare della delega al ciclo dei rifiuti. Tutto questo dopo la presentazione del piano, pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione a inizio aprile. Il documento prende come riferimento temporale il 2025 e disegna gli obiettivi da raggiungere nel decennio nonché l’impiantistica necessaria al conseguimento del risultato. Nel mirino, in particolare, il paragrafo che faceva rientrare dalla finestra ciò che pareva uscito dalla porta, riportando d’attualità il potenziamento del termovalorizzatore. Testualmente: «Dimensionamento del trattamento termico di Arezzo nella forchetta approssimativamente tra 42 mila e 25 mila tonnellate annue... repowering dell’attuale impianto che assicuri un ulteriore miglioramento delle prestazioni ambientali... in alternativa dovrà essere considerata la fattibilità di un nuovo impianto, da realizzarsi sempre nell’area dell’attuale sito di San Zeno».Insomma, o potenziamento o struttura ex novo, in contraddizione con quanto a più riprese avevano annunciato sia gli amministratori del comune di Arezzo sia quelli della Provincia. Nel termine indicato dei sessanta giorni per la presentazioni delle osservazioni, ecco che Palazzo Cavallo prende lo spadone e controdeduce. Intanto, argomenta il Comune, «la previsione e di dismissione dell’impianto di Arezzo «non è nei poteri dell’autorità di ambito. Un impianto «costituisce un bene patrimoniale», prevederne la dismissione «può anche creare effetti negativi sui diritti di proprietà delle società controllate dal Comune».E dunque: la giunta vuole la revisione del piano interprovinciale dei rifiuti che non dovrà contenere né previsioni di dismissione né di conversione. Dubbi fortissimi vengono espressi sull’impianto di compostaggio che il piano vorrebbe cancellare mentre il piano straordinario dell’Ato Toscana Sud del 2008 contemplava la possibilità di realizzare due digestori da trentamila tonnellate annue uno a Podere Rota e l’altro a San Zeno («accanto a un digestore anaerobico è sempre necessario avere nelle immediate vicinanze un impianto di compostaggio»). La contrarietà al pianto interprovinciale dei rifiuti così com’è stato al momento formulato, si basa su un’altra considerazione: e cioè che le previsioni sono state fatte basandosi sull’anno 2010, quando la produzione di rifiuti raggiunse il suo massimo arrivando a toccare il tetto record di 201 mila tonnellate annue. Il rallentamento, sia a causa della crisi, sia per le azioni tese alla riduzione dei rifiuti come la differenziata, è stato evidente negli ultimi quattro anni. nel 2013 la quota toccata è stata di 95 mila tonnellate e la tendenza sembra destinata a rimanere costante nei prossimi anni. Da qui, è la richiesta del Comune, bisogna ripartire per impostare su basi diverse un piano che altrimenti sarebbe fuori parametro. Commenta l’assessore Franco Dringoli: «Arezzo non ha bisogno di un potenziamento dell’impianto di San Zeno o addirittura di un nuovo termovalorizzatore, su questo punto la barra è dritta e l’Ato dovrà assolutamente tenerne di conto, visto che oltretutto la dismissione dell’attuale impianto non rientra nei poteri dell’autorità di ambito. La linea da seguire è stabilita: innovazione per ridurre l’impatto ambientale, riduzione della produzione dei rifiuti, aumento della raccolta differenziata, autosufficienza della provincia aretina.