Il Comune non cede e alla fine paga di più

Contenzioso Tarsu

Venerdì, 10 Ottobre 2014

Sembrava una questione da poco. Un normale contenzioso tra un cittadino e Comune di Gavorrano su una semplice bolletta. Tant’è che all’inizio tutto si era concluso con una sentenza e appena trecento euro di spese legali a carico dell’ente pubblico, che ha perso la causa. Ma alla fine è diventata una faccenda seria e il pagamento è lievitato ad oltre mille euro. Una storia che attraversa amministrazioni diverse e commissari prefettizi. È il febbraio del 2011 e alla guida del municipio c’è Vincenza Filippi, commissario nominato dopo lo scioglimento della prima amministrazione di Massimo Borghi. Una cittadina, una signora, va negli uffici del Comune per contestare l’avviso di accertamento Tarsu 2004-2009. Non ottiene soddisfazione e allora si rivolge alla commissione tributaria di Grosseto, che al contrario le dà ragione. La sentenza arriva nell’aprile del 2012 e prevede il pagamento in favore della signora per trecento euro come spese di giudizio. Alla guida del Comune, questa volta, c’è Elisabetta Iacomelli, all’epoca vice di Borghi. E il Comune minerario, «ritenendo discutibile l’interpretazione attribuita alla disciplina regolamentare da parte dei giudici di primo grado», si legge negli atti amministrativi, impugna la sentenza di fronte la commissione tributaria regionale di Firenze. L’intento, continuano gli atti, è quello di «ottenere la riforma integrale della decisione e la conferma dell’avviso di accertamento, confidando altresì nella eliminazione del gravame previsto». Ma tutto va all’esatto contrario e anche in secondo grado il Comune si vede respingere il ricorso. La nuova sentenza arriva nel giugno scorso, quando alla guida del Comune c’è di nuovo Iacomelli, passata però all’altro gruppo del centrosinistra gavorranese, e condanna l’ente «alla refusione delle spese di giudizio liquidate in ottocento euro oltre accessori». Trecento più ottocento fa mille e cento euro. Ecco come la semplice baruffa si è trasformata in un pagamento corposo, approvato come debito fuori bilancio nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Segno evidente che alla fine ad avere ragione era la signora.