Agrideco, dubbi sulla sede del processo

Traffico illecito di rifiuti: la difesa ha presentato anche un’eccezione sulla competenza del collegio

Giovedì, 26 Marzo 2015

Il caso Agrideco? E' ancora aperto. Il processo per il presunto traffico illecito di rifiuti nato dalle indagini sull'esplosione-incendio a Scarlino del 26 giugno 2008 (con un morto e un ferito gravissimo) rischia anzi di non vedere una conclusione in tempi utili. Perché i difensori dei quattro imputati hanno sollevato due eccezioni di fronte al collegio del Tribunale di Grosseto, che non sono state ancora discusse a causa della mancanza del pubblico ministero di Firenze da cui l'inchiesta "Golden Rubbish" - per competenza - era ripartita. Se ne parlerà a maggio. Le eccezioni le ha sollevate l'avvocato Bruno Leporatti, difensore di Rosi (gli altri difensori si sono associati), spiegando ieri quali sono le ragioni per le quali questo processo debba svolgersi non di fronte a un collegio ma a un giudice monocratico: l'articolo 260 del testo unico ambientale non rientra nelle previsioni della competenza dei tre giudici. E poi c'è un problema di competenza territoriale: dove si deve ritenere consumato il reato? Nei luoghi dove hanno avuto corso le fasi preparatorie allo smaltimento oppure nel luogo dello smaltimento vero e proprio? E se è la prima che deve prevalere, e se cioè i giudici stabiliranno che il processo deve rimanere a Grosseto, occorre valutare le quantità che superano la soglia di legge, osserva il difensore. Leporatti ha riepilogato il mezzo giro d'Italia effettuato dai fascicoli: da Grosseto (2010) a Ravenna (Fusignano - mercurio e idrocarburi) e da Grosseto a Trento (Cadoneghe). Poi la Cassazione aveva individuato come competente il luogo di smaltimento: le attività preparatorie erano state effettuate a Trieste (Servola - rifiuti siderurgici) ma lì un giudice si era opposto. L'autorità giudiziaria competente era tornata dunque quella di Trento. E per le bombolette di gas, migliaia di tonnellate , finite a Piombino? «La competenza sarebbe del Tribunale di Livorno, non di quello di Grosseto», osserva Leporatti. Oppure, per altri due capi di imputazione, a Lucca e a Milano. Sono Marcegaglia, Lucchini, Agip e Procter & Gamble i quattro flussi di rifiuti al centro dell'indagine; nel corso degli anni è scattata la competenza della Procura distrettuale che avrebbe complicato il tutto, riportando le carte a Firenze che dopo l'udienza preliminare le aveva indirizzate a Grosseto.