Affidato a Titan Micoperi l’appalto per i fondali

La rimozione di quello che è rimasto dopo il refloating della Concordia è affidata al consorzio che dal 2012 è al Giglio: lo ha scelto Costa Crociere

Sabato, 25 Ottobre 2014

Le capacità non mancano, come hanno avuto modo di dimostrare nell’ultimo anno. Così come la conoscenza della situazione, visto che hanno piantato le tende sul porto ormai dal 2012. È l’esperienza infatti il fattore decisivo che ha giocato in favore del consorzio italo-americano Titan Micoperi, che si è aggiudicato i lavori per il ripristino dei fondali dell’isola del Giglio dopo l’addio della Costa Concordia. Secondo la prima bozza del cronoprogramma, i primi interventi arriveranno a inizio novembre, per poi continuare per almeno un anno. La decisione è arrivata giovedì sera a Londra, dove ha sede la Loc, la compagnia di assicurazioni di Costa Crociere. È la compagnia armatrice del resto a pagare i lavori (così come quelli fatti fino ad oggi) e a lei spettava anche la scelta del soggetto attuatore. La gara d’appalto è stata indetta a settembre e due giorni fa è arrivata a conclusione. Alle griglie di partenza erano quattro i consorzi in gara, per poi ridursi a due sul rush finale: quello composto dalla livornese Tito Neri, Castalia e Saipem (società in seno all’Eni che partecipa anche alla demolizione del relitto a Genova), contro la Titan Micoperi, il colosso che ha già firmato il parbuckling (la rotazione) e il refloating (la rimozione). Ad avere la meglio è stata proprio quest’ultima, forte di un’esperienza consolidata sull’isola e di una collaborazione già stretta con l’armatore, aggiudicandosi un appalto da cento milioni di euro. I lavori per riportare punta della Gabbianara al suo originale splendore dovrebbero iniziare nella prima metà di novembre (con un paio di mesi di ritardo rispetto ai programmi originali), sotto la regia di un osservatorio ristretto guidato dal governatore della Toscana Enrico Rossi, per terminare, se tutto andrà come previsto, a fine 2015. Nel concreto, poi, i lavori seguiranno le indicazioni del piano di ripristino ambientale stilato da Costa Crociere. Trentanove pagine che descrivono con minuziosa precisione le quattro fasi in cui si divide l’intervento. Si parte con il recupero dei rifiuti per poi passare subito alla fase più delicata: il recupero delle centinaia di sacchi di calce cementizia. Dopodiché, arriverà il momento di rimuovere le piattaforme, nonostante la richiesta ventilata da buona parte dei gigliesi perché queste restino dove sono, come monumento alla memoria e volano di un turismo subacqueo. Il ministero dell’Ambiente, infatti, non sembra voler accogliere la proposta. Infine, la quarta fase, servirà per togliere tutti i sedimenti che resteranno sul fondo alla fine delle operazioni. A quel punto, la Costa Concordia resterà solo un ricordo nitido nella memoria non solo dei gigliesi ma di tutto il Paese. Perché come ripetono sull’isola: non dobbiamo dimenticare.