Adesso la battaglia si accende sul tema del nuovo sito dove stoccare i rifiuti

Martedì, 16 Settembre 2014

E adesso? Chiusa questa vicenda giudiziaria durata tre anni e in vista dell’imminente esaurimento di spazio nella cava di Montioni, che farne dei gessi rossi prodotti dalla Tioxide di Scarlino? Se ne parla da diverso tempo, in realtà. E molte voci danno sempre più insistente la scelta della cava della Vallina a Gavorrano come prossimo sito di smaltimento del materiale. «È il momento di dire basta – tuona Edoardo Bertocci per gli ambientalisti – Ci opporremo a questa scelta con tutti i mezzi democratici». Ma l’ex segretario dei Verdi non parla soltanto del sito minerario, bensì di tutta la zona. «Il nostro territorio non può più ricevere questo rifiuto». Allora? Qual è la soluzione? «Chiederemo alla società di smantellare l’impianto che li produce perché – continua – come dimostrato in altri paesi europei, oggi ci sono le tecnologie che permettono di produrre il biossido di titanio senza ottenere come scarto della lavorazione i gessi rossi. Per questo è giusto che il territorio si opponga e chieda che gli impianti siano adeguati». E di nuovo parte un appello ai sindaci di Follonica, Scarlino e Gavorrano perché si facciano carico della questione. La stessa richiesta avanzata negli scorsi mesi, quando è trapelata la voce, da diverse forze politiche gavorranesi. Ma non solo: «chiederemo anche delle analisi più approfondite sulla falda acquifera, che si basi non soltanto sui quattro elementi dello studio Donati-Biondi, ma su tutti quelli presenti». Il punto comunque è un altro. «L’azienda deve investire» dice Bertocci, poco convinto delle spese per il miglioramento dell’impianto (per oltre 30 milioni di euro) fatte dalla Tioxide nell’ultimo periodo. «Vorrei vedere le fatture» dice, prima di affondare il colpo. «O l’azienda cambia e produce in maniera diversa e senza produrre i gessi oppure è meglio che chiuda. Spesso si parla del problema occupazionale: una volta il polo industriale di Scarlino contava più di 3.000 lavoratori. Adesso il numero si è ridotto e i posti di lavoro potrebbero essere assorbiti anche da una azienda di trasformazione di prodotti agricoli».