Addio alle partecipate C’è il sì della commissione

Via le quote di minoranza di Coseca, Rama, Seam, Grosseto Fiere e altre Bonifazi: «Non svendiamo nulla, restiamo vicini a tutte». Oggi il dibattito

Venerdì, 6 Giugno 2014

Superato lo scoglio della seconda commissione: c’è la delibera per vendere le quote di minoranza delle partecipate del Comune. Oggi, tra i mugugni dell’opposizione, si va in consiglio. Non è una fuga, ma poco ci manca. Nessuno lo dice chiaro e tondo, ma sta di fatto che molte di quelle quote sono diventate un fardello per le casse pubbliche e in piazza del Duomo 1 non vedono l'ora di staccare la spina. La linea. Sarà che c’è il vento della spending rewiew che soffia ancora forte. Sarà che pure la Corte dei conti, tempo fa, aveva sollecitato Comune e Provincia ad adottare “tempestive misure di risanamento della gestione aziendale” e ammonito su possibili rischi nei futuri bilanci, appesantiti da partecipazioni non proprio vantaggiose. Sta di fatto che il capo della giunta sul “ciao ciao” alle fette comunali dentro Seam, Gergas, Coseca, Rama, Grosseto Fiere e altro tira dritto. Dopo aver annunciato la propria volontà diverse volte, Bonifazi incassa il via libera della seconda commissione (bilancio e patrimonio) e oggi porterà a casa anche l’ok del consiglio comunale. «È un atto d’indirizzo in cui si dà mandato all’amministrazione di portare avanti i percorsi di vendita» dice. Sul piatto. Ma cosa vuol dar via il Comune? Anzitutto le quote di minoranza di Coseca e Rama: le due società non hanno più ragion d’essere, svuotate dall’avvento dei colossi d’area vasta, Sei Toscana da un lato, Tiemme dall’altro. «Hanno finito la loro parte operativa» taglia corto il sindaco. Si vola basso. Ma c’è dell’altro: Bonifazi è convinto nel lasciare pure la quota di Seam (25,25%), la società che gestisce lo scalo civile di Grosseto, soffocato dalla preziosa - e allo stesso tempo ingombrante - presenza dei militari. «Quella diverrà ben presto la più importante base strategica della Nato» aveva detto qualche tempo fa proprio il sindaco. Dunque – pare implicito - inutile cercare d’insistere troppo in un percorso civile. Senza considerare che Seam, negli ultimi 3 anni, ha chiuso con un bilancio senza infamia né lode: un attivo di 2mila euro, un passivo di 86mila e di nuovo un attivo di 9mila. Altro che fiere. Situazione ben peggiore quella dell’altra realtà da cui il Comune si appresta a fare fagotto: la Grosseto fiere (quota comunale al 15,97%). Tra gli ultimi 3 bilanci della società spiccano numeri colorati di rosso. Si va da un meno 66mila euro (2010) a un tonfo di 124mila nel 2012. Nel mezzo c’è un esile attivo di appena 2mila euro. Le altre. Molto simile il discorso per la Grosseto Sviluppo: in passato il Comune ha già approvato l’addio allo 0,45% che ha in dote. Stesso discorso per Fidi Toscana (0,0004%), FarMaremma (4,4%) e Marina di San Rocco (3%). Fuga dal gas. Nel pacchetto finisce pure il 20% di Gergas, la società che detiene la proprietà delle reti di quello che è un servizio primario. Poi ci sono le società in liquidazione: Fiorareti, Mattatoi di Maremma e Il Terzo (verso il gruppo Tesi). Cosa resta. Ma alla fine dei conti cosa si tiene il Comune? «Rimarremo titolari delle partecipazioni in Acquedotto del Fiora, Coeso, Netspring, Edilizia provinciale grossetana e, ovvio, Sistema. Con questo provvedimento andremo a semplificare il panorama societario. Ma attenzione – ammonisce Bonifazi - non svendiamo nulla, non mettiamo in difficoltà nessuno. Resteremo vicini sia alla Grosseto fiere che alla Seam». Il Comune terrà botta anche dentro il polo universitario, un investimento che tocca i 200mila euro all’anno e che è previsto almeno sino al 2016. Ovvio, restano in piedi anche la Fondazione Grosseto cultura e Iside, ma introdurle nel calderone delle partecipate sarebbe eccessivo e non troppo corretto. Questo è quanto. Capire chi andrà a pescare le quote che il Comune si appresta a gettare a mare è tutto un altro discorso.