Abbruciamenti, novità e tanti dubbi

La Regione dà ai sindaci il potere di decidere quando agricoltori e silvicoltori possono dar fuoco ai “residui” vegetali. Ogni primo cittadino dovrà emettere ordinanza ad hoc per periodi e orari

Giovedì, 3 Luglio 2014

Ora gli abbruciamenti sono nelle mani dei sindaci. E non tutto è chiaro. Come ogni anno, in tempo estivo, torna la dolorosa istoria degli abbruciamenti dei residui agroforestali. Qualcosa è cambiato, ma le associazioni agricole storcono la bocca. La Regione Toscana specifica che «con decreto legge 24 giugno 2014, n. 91, è stato modificato il D. Lgs. 152/06 (legge che di fatto puniva anche col penale chi bruciasse rifiuti vegetali, ndc) per quanto concerne la questione inerente gli abbruciamenti dei residui agroforestali». In particolare il comma 8 dell’art. 14 modifica l’articolo 256 “Combustione illecita dei rifiuti” del D. Lgs 152/06 introducendo il comma 6 bis che recita: «Le disposizioni del presente articolo e dell’articolo 256 non si applicano al materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, potature o ripuliture in loco nel caso di combustione in loco delle stesse. Di tale materiale è consentita la combustione in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro nelle aree. I periodi e gli orari saranno individuati con apposita ordinanza del Sindaco. Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata». Dunque cosa cambia? Dal 1º luglio è scattato in Toscana il periodo ad alto rischio Aib. Dunque sarà vietato effettuare qualsiasi tipo di abbruciamento nel rispetto della norma nazionale. L’associazione castagna Igp Amiata ricorda che, invece, «ai fini del regolamento forestale erano previste alcune deroghe (ad esempio per i castagneti da frutto per i quali era consentito l’abbruciamento di potature e ripuliture, se effettuato subito dopo l’alba e terminato entro le 9). L’abbruciamento sarà consentito solo nel caso in cui il sindaco competente per territorio darà disposizioni su periodi, orari e aree per effettuare tale operazione. La nuova disposizione nulla dice su cosa accade in caso di inerzia da parte del Comune (si presume che valga un divieto, ma è solo un’ipotesi)». L’associazione sottolinea che «nella nuova disposizione sono menzionati solo “sfalci, potature o ripuliture” e nulla si dice degli interventi selvicolturali». Anche la Cia di Grosseto, col presidente Rabazzi, parla di «soddisfazione solo a metà» per il decreto legge 91. «Se possiamo dirci soddisfatti per la risposta alle esigenze espresse, devo esprimere con forza il rammarico per il fatto che periodi e orari per la combustione sono stati demandati a ordinanze dei sindaci col rischio di allungare i tempi e generare confusione. Per questo sarà mia cura sollecitare subito i sindaci della provincia. Il cosiddetto abbruciamento dei residui vegetali rappresenta la possibilità di smaltire materiale agricolo o forestale non pericoloso derivante da sfalci, paglia, potature o ripuliture in loco. Di questo materiale è permessa la combustione in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro nelle aree. A tutti gli agricoltori grossetani ricordiamo _ conclude Rabazzi _ che nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi dichiarati dalle Regione la combustione di residui vegetali è sempre vietata».