«Cinquanta milioni di investimento e cinquanta assunzioni»

l'INTERVISTA A VALERIO CARAMASSI

Giovedì, 14 Dicembre 2017

La regola del cinquanta: cinquanta milioni di investimenti, cinquanta assunzioni in arrivo. Rimateria mette i numeri sul tavolo. E lo fa mentre infuria, a Piombino, la polemica sulla gestione dei rifiuti, spesso anche portata avanti confondendo speciali, industriali e domestici, con le diverse gestioni e i diversi volumi. E anche confondendo chi i problemi, negli anni, o meglio, nei decenni, i problemi li ha creati e chi, in qualche modo, sta tentando di percorrere una strada per risolverli. Così Valerio Caramassi, presidente di Rimateria, esce dalla consueta riservatezza e spiega cosa sta facendo, dal luglio del 2015, cosa ha ottenuto e, soprattutto, quali prospettive ci sono ora che Rimateria, in cui è confluita Asiu, è tornata ad essere "in bonis" e, soprattutto, a coprire, tassello dopo tassello, la voragine nei conti ereditata. Presidente, infuria il dibattito sui rifiuti. Ma si legge di tutto. «Vedo un dibattito e delle analisi confuse. Si parla di tutto, senza una logica: Ato, Sei Toscana, trasferenza, Asiu, Rimateria, la politica, l'Amministrazione, l'impresa. Si fa tutto uno frullato scambiando responsabilità e livelli. Dovessi orientarmi da quel che leggo (da tutte le parti), francamente non ce la farei. E non capisco come possa farlo il cittadino comune». Intanto Rimateria va avanti su quanto previsto da luglio 2015. «Repetita juvant: io agisco su un mandato preciso che risponde alla legge e al mercato. Su questo ho un progetto declinato in un Piano Industriale che intanto mi ha permesso di resuscitare un cadavere, salvare 130 posti di lavoro con la prospettiva di crearne almeno un'altra cinquantina diretti. Non mi pare che, in questa zona, ci sia qualcosa di analogo». Eppure il progetto non sembra condiviso, o forse compreso, da tutti. «Non pretendo condivisione unanime del progetto Rimateria, ma almeno pretenderei che non si scambiasse (o si assimilasse) chi ha creato i problemi (chiunque esso sia) con chi cerca di risolverli. La soluzione, che poi sta nel nostro progetto, può non piacere, ma è l'unica operativa in campo: risanamento finanziario, economico, occupazionale e ambientale senza caricare i cittadini di un solo euro del disastro che abbiamo trovato. Disastro che non era solo Asiu. C'erano altre tre discariche ignorate, accanto a quella "ufficiale" e da bonificare di cui Asiu non aveva alcuna responsabilità». State cedendo le quote. Rimateria non sarà più solo pubblica. «Abbiamo avviato un processo (troppo) lungo ma obbligatorio che prevede l'acquisizione di know how dalla vendita del 30%+30% delle azioni. Manteniamo il controllo e le strategie in mano al pubblico. Se qualcuno incrociasse lo studio del Sant'Anna o i dati sulle ecomafie saprebbe il valore di questa scelta. Per l'intera Toscana, non solo per Piombino». A che punto siete con la cessione? «Un primo 30% è in procinto di essere ceduto e l'altro 30 è in "viaggio" (il 20 novembre è scaduto il secondo bando con sei richieste di manifestazioni d'interesse): l'obiettivo è chiudere tutto entro l'estate 2018. Ma il nuovo Cda avrà il controllo pubblico». Si parla tanto delle bonifiche. Dei 50 milioni "promessi" tre anni fa, però, non è stato speso un euro. E chissà dove sono finiti. «Siamo gli unici che bonificano un'area di circa 70 ettari e questo in un contesto di paralisi operativa pressoché totale certificata proprio ieri, sul Tirreno, da Invitalia. Ma soprattutto siamo gli unici che lo fanno senza essere stati i soggetti inquinatori e senza aver avuto un solo euro da nessuno. Le risorse ce le stiamo producendo da soli. L'azienda ha ricominciato, fin dal 2015 a produrre valore dopo anni di dissipazione e ha cominciato a risanare una rete impiantistica usurata che, se lasciata a se stessa avrebbe prodotto impatti ambientali considerevoli». Cosa avete in programma adesso? «Siamo gli unici che, in questo territorio martoriato, hanno investimenti programmati per oltre 50 milioni e che prevedono una cinquantina di assunzioni dirette nei prossimi anni. Inolte ce ne saranno un centinaio indirette con le imprese che realizzeranno gli investimenti». Restano le polemiche, in particolare sui rifiuti "importati". «Atteso che niente si muove, operativamente, intorno a noi, che vuol dire in 900 ettari da bonificare che certo non possono essere a noi imputati, la psicosi dei rifiuti che si importano ignora che gli stessi si comprano e si importano tutti i giorni. Ma soprattutto la stessa psicosi ignora che se si fosse attuato il piano Rebrab si sarebbero importati, con le materie prime, circa 600 mila tonnellate/anno di rifiuti, compresi i pericolosi e i tossico-nocivi. Chiunque sostituisca Rebrab e chiunque torni a produrre acciaio le cifre saranno quelle. Senza contare che, per almeno un secolo, se ne sono importati e prodotti tre volte tanto: 1, 5 milioni/anno. Ma, si dice, davano occupazione. Certo, è vero. Dunque non c'era, e non c'è, l'assillo ambientale». Ma voi come state bonificando? «Risorse finanziarie a parte, per risanare l'area di cui ci occupiamo, 70 ettari, adoperiamo gli stessi materiali che lì son già giacenti, nella ormai famosa discarica Li53. E lo facciamo riciclando circa 360. 000 tonnellate, operazione mai fatta da nessuno, neanche per un solo kg. Per farlo diversamente, sempre risorse finanziarie a parte, si sarebbe dovuto adoperare materiale vergine». Il vecchio problema dei flussi di materia. «È un tema pluridecennale quello del governo dei flussi di materia: dall'estrazione al reimpiego in opere pubbliche e private, a monte con le cave a valle con la realizzazione delle infrastrutture. Se a valle, le infrastrutture, sono attualmente operativamente al palo, se le bonifiche private (che doveva fare Aferpi) e pubbliche stanno al punto illustrato da Invitalia; se non si riesce a capire di chi sia la colpa, non si pensi che Rimateria si assuma anche questa. Di Napoleone ce n'è stato uno. Non ci siamo mai messi lo scolapasta in capo».

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