Di Prima: «Controlli più serrati sui rifiuti»

Martedì, 12 Dicembre 2017

UN PASSATO da bancario (ex Sanpaolo), poi dieci anni nel mondo pubblico, prima come dirigente di Comune (Venezia) e poi tre anni da direttore del Consiglio di bacino di Venezia (l’equivalente della nostra Autorità di ambito dei rifiuti). La domanda arriva spontanea: chi l’ha fatto fare a Paolo Diprima ad assumere l’incarico di direttore generale di Ato Toscana Sud? «Una stimolante sfida» dice il neo direttore, nel primo faccia a faccia in esclusiva. Insomma se l’adrenalina spinge il manager, qui il brivido è assicurato: Ato Toscana Sud (105 Comuni delle province di Siena, Arezzo e Grosseto) è fra gli ambiti più vasti d’Italia, il primo nato in Toscana, ma vanta anche già il commissariamento della gara di servizio ( vinta da Sei Toscana), che è costata l’arresto proprio al precedente direttore. Una macchina insomma partita in pole position, ma rimasta ingolfata. Cosa ha trovato nello scatolone Ato Toscana Sud? «Un ente che dirige l’intero ciclo integrato dei rifiuti, dalla raccolta al riciclo. In Veneto ad esempio il Consiglio di bacino si concentra sulla prima fase. Poi ho trovato costi standard applicati alle imprese che vi lavorano. Dunque il modello è buono». Però? Per raccolta differenziata questo Ato è ultimo in Toscana, con appena il 38%: perché? «La costruzione va resa più flessibile, semplice. Il successo della differenziata passa per due punti: l’educazione della gente e l’applicazione della tariffa puntuale, per cui ognuno paga per quello che produce e risparmia in caso differenzi il conferimento. Su questa strada stiamo studiando l’acquisto di strumentazione ‘intelligente’, ovvero che riconosca chi accede al cassonetto ad esempio». E cosa ci dice di Sei Toscana (il gestore unico)? «Ho instaurato subito un buon rapporto con gli amministratori straordinari (i commissari nominati dal prefetto su indicazione dell’Autorità anticorruzione). Con loro stiamo afffrontando le criticità attuali, come il delicato tema degli impianti: ci sono discariche in esaurimento e ci sono nuovi processi tecnologici da attivare. Un impianto biodigestore ad esempio manca». Veniamo al dunque, la gara di affidamento del servizio è corretta? «Saranno gli organi giudiziari a dirlo. Il nostro compito è far funzionare lo strumento che abbiamo (Sei). Certo è nell’interesse e nel ruolo di Ato verificare il rispetto del contratto di servizio e il rispetto della compagine sociale di Sei ai requisiti della gara». Lei ha incontrato la settimana scorsa, con prefetto e commissari, il direttore di Anac Raffaele Cantone? «Sì. Con Anac stiamo verificando se l’attuale compagine sociale ha ancora i requisiti. Se non li avesse, chiederemo il ripristino e se non sarà possibile è nel ruolo di Ato prendere posizione, rivolgendoci anche a legali. L’annullamento della gara spetta alla magistratura, ma in mancanza dei requisiti è possibile anche la risoluzione del contratto». Come Sei Toscana può ripristinare la compagine sociale? «Nella prossima primavera, il 27 marzo 2018, cessa il vincolo di cessione delle quote azionarie da parte dei soci attuali, con la possibile entrata di nuovi dunque. Ho già scritto a Sei Toscana che Ato deve riconoscere e esprimere gradimento ai nuovi soci. Poi, non è vero che la gara pone il vincolo che la maggioranza azionaria nel gestore resti in mano alla parte pubblica, ma il socio mandatario dell’allora Ati (Sienambiente) ha una sorta di diritto di veto sul subentrante». Porterà il tema della compagine sociale di Sei alla prossima asssemblea di Ato? «Riporterò ai Comuni le iniziative che Ato sta prendendo per far valere il suo ruolo su Sei. Stiamo svolgendo verifiche e se si manifesteranno irregolarità, non rispetto dei requisti, ci opporremo». Paola Tomassoni