Italia del riciclo nella top five Ue

Lunedì, 11 Dicembre 2017

Italia nella top five dei grandi riciclatori della Ue. Un primato che colloca il Belpaese al quarto posto per quantità di rifiuti avviati a recupero e smaltimento ma che, dal punto di vista delle quote, ci avvicina ai valori della Germania. Nel2015inltalia sono state trattati u6,5 milioni di tonnellate di rifiuti, esclusi quelli da bonifica e gli inerti da costruzione e demolizioni. Quelli destinati al recupero di materia ed energia sono stati circa 64 milioni contro i circa 29 del 1999. Alla fine dello scorso millennio l'Italia è entrata nell'era della raccolta differenziata con il Decreto Ronchi (decreto legislativo 22/1997) che ha cambiato i modelli di gestione dei rifiuti, recepito e coordinato tre direttive europee sulla materia, sui rifiuti pericolosi e gli imballaggi. Giovedì a Roma verrà presentato il rapporto «Italia che ricicla 2017», promosso da Fise Unire (Unione delle imprese del recupero) e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Si farà il punto sui progressi fin qui ottenuti nella gestione dei rifiuti, anche alla luce dei nuovi traguardi fissati dal pacchetto di misure sull'economia circolare. «I dati sono sostanzialmente positivi e a una crescita dei rifiuti prodotti ha risposto una pari capacità di gestione da parte del sistema Italia, che conferma l'esistenza di un significativo mercato del riciclo dei rifiuti - spiega Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile -. Nel2016la raccolta degli imballaggi ha fatto segnare buone performance, con un+3010 della quantità avviata alriciclo mentre la raccolta dei Raee è ancora inferiore agli obiettivi europei». Tra gli altri raggruppamenti quello dei pneumatici fuori uso (Pfu) segna il passo (-4010), e anche i veicoli fuori uso stentano a raggiungere gli obiettivi comunitari. Torna a crescere invece il recupero degli oli minerali e dei grassivegetalied animali, eproseguelo sviluppo del riciclo dei rifiuti tessili. «Si affacciano nuove forme diriciclo come quello dei materiali da spazzamento stradale - aggiunge Ronchi - e un grande balzo lo registra il compostaggio della frazione organica, salita di mezzo milione di tonnellate in un anno». Nel complesso i migliori risultati sono stati raggiunti con gli imballaggi (si veda la tabell a accanto) dove la raccolta segna progressi costanti e il riciclato tra pochi anni arriverà al 70% dell'immerso sul mercato. Il rapporto evidenzia anche il ruolo delle aziende, poco più di 10.500 nel 2015 contro le u.428 imprese del 1999, che gestiscono i rifiuti per recuperarli o smaltirli. In queste Pini gli occupati diretti sono quasi 135mila e dal 1999 al 2015 sono raddoppiate le tonnellate per addetto avviate al riciclo: dalle 222 del1999 alle 424 dell'ultimo anno disponibile. Il trend di ricavi e valore aggiunto, evidenzia il rapporto, fa segnare performance migliori. Il fatturato medio di un'impresa è raddoppiato in termini reali tra il 2003 e il 2o15 raggiungendo i 16 milioni, mentre il valore aggiunto è passato da2,2 a4,lmilioni. «La crescita continua dell'industria del riciclo offre l'opportunità di passare da un sistema ancillare a un modello di economia circolare - rimarca Andrea Fluttero, presidente Fise Unire -. Ma prima occorre risolvere molti problemi, tra cui quello del collocamento delle sempre maggiori quantità di materie prime seconde e degli scarti post trattamento». Fluttero evidenzia inoltre un nervo scoperto per l'industria del riciclo: il valore delle materie prima seconde. Il rame ha visto un lieve calo delle quotazioni nell'arco dei 36 mesi, l'alluminio è restato pressoché stabile mentre imetalli ferrosi hanno un trend in calo. Sulle aziende pesano poi le spese logistiche e di stoccaggio ma anche quell e amministrative per gestire il processo di raccolta e tracciatura dei rifiuti, oltre ai costi degli ac cordi di programma che determinano i premi di efficienza da erogare a sottoscrittori e fondi di gestione del sistema di raccolta e riciclo. «Servono i diversi decreti "end of waste" (quando un rifiuto cessa di essere tale ndr) - continua Fluttero - e occorre affrontare sia il problema della fluttuazione dei prezzi delle materie prime che quello dei costi di recupero energetico o smaltimento delle frazionidi scarto». Il prossimo appuntamento è con l'approvazione definitiva a livello europeo del pacchetto sull'economia circolare e il successivo recepimento. «Sarà l'opportunità per il sistema delle imprese del recupero e delricielo conclude il presidente Fise Unire di cogliere una sfida che potràportare nuovi benefici al sistema paese sotto il profilo ambientale economico e occupazionale».

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