Tariffa rifiuti ridotta per le attività alberghiere stagionali

Lunedì, 6 Novembre 2017

Il giudice tributario può disapplicare il regolamento comunale e ritenere illegittima la scelta dell'amministrazione comunale di non concedere la riduzione tariffaria per le attività alberghiere stagionali, anche se il riconoscimento di questa agevolazione è rimesso dalla legge alla volontà dell'ente.La decisione dell'amministrazione si pone in palese contrasto con il principio comunitario «chi inquina paga», considerato che il contribuente non produce rifiuti per diversi mesi nel corso dell'anno. È quanto ha affermato la commissione tributaria regionale di Firenze, sezione staccata di Livorno, con la sentenza 2300 del 26 ottobre 2017.Per il giudice d'appello può essere concessa l'agevolazione fiscale non prevista dal regolamento comunale per un'attività alberghiera stagionale, perché non è giusto che il contribuente paghi per l'intero anno, se per cinque mesi l'attività non viene svolta. La scelta dell'amministrazione comunale viola il principio comunitario «chi inquina paga».In realtà, la decisione della commissione regionale non è rispettosa delle scelte che la legge demanda all'ente e che legittimamente gli consente di stabilire se e in quali casi concedere l'agevolazione. In questo caso il giudice tributario non ha disapplicato il regolamento, ma si è sostituito all'amministrazione. La regola comunitaria richiamata, poi, nulla ha a che vedere con la spettanza o meno dei benefici fiscali.Le interpretazioni della giurisprudenza. Sulla questione de qua la Cassazione (sentenza 22756/2016) si è già pronunciata, sostenendo che gli alberghi pagano la tassa rifiuti anche nel periodo in cui sono chiusi e l'attività viene sospesa perché è finita la stagione turistica. Nel periodo di sospensione dell'attività non è previsto alcun esonero dal pagamento della tassa. Con questa pronuncia ha smentito le prese di posizione di alcuni giudici di merito sull'esenzione dalla tassa delle strutture ricettive durante il periodo di chiusura stagionale. Secondo la Cassazione, «la mancata utilizzazione della struttura alberghiera in questione per alcuni mesi dell'anno di per sé non può corrispondere alla previsione di esenzione dal tributo». Le cause di esclusione dal pagamento della tassa di un immobile adibito ad albergo «non possono essere individuate nella mancata utilizzazione dello stesso legata alla volontà o alle esigenze del tutto soggettive dell'utente», così come non possono dipendere dal «mancato utilizzo di fatto del locale o dell'area». Quindi, «non è sufficiente la sola denuncia di chiusura invernale senza allegazione e prova della concreta inutilizzabilità della struttura». Allo stesso modo si è espressa la commissione tributaria regionale di Firenze, sezione X, con la sentenza 375/2017. Ha infatti affermato che non è possibile riconoscere un'agevolazione per la tassa rifiuti se l'amministrazione non l'ha prevista nel regolamento e il giudice può censurare il suo comportamento solo se rileva una violazione di legge. Il regolamento della tassa rifiuti deliberato dal comune è stato ritenuto in linea con le previsioni di legge dalla commissione regionale «in considerazione del fatto che la normativa consente ai comuni una certa discrezionalità in ordine alla possibilità di prevedere sconti, agevolazioni, riduzioni ed esenzioni. Nell'ambito di tale potere discrezionale, il suo esercizio parrebbe quindi essere censurabile solo in presenza di macroscopiche violazioni di legge che nel caso in esame non è dato ravvisare». Posizione diversa, invece, hanno assunto alcuni giudici di merito, che hanno concesso una riduzione tariffaria per il mancato esercizio dell'attività alberghiera durante alcuni mesi dell'anno. Per esempio, la Commissione tributaria provinciale di Livorno, con la sentenza 518/2015, ha ridotto la tariffa del 30% per attività stagionale della struttura alberghiera, poiché la tassa va rapportata all'effettiva produzione di rifiuti.Agevolazioni e copertura finanziaria. In effetti, la tassa può essere ridotta per le attività stagionali. Per la Tarsu i comuni avevano la facoltà di prevedere agevolazioni fiscali, sempre che avessero anche le risorse per finanziarle e non incidessero sui contribuenti soggetti al prelievo. Con l'istituzione della Tari, invece, il consiglio comunale può decidere di far ricadere il peso sull'intera platea dei contribuenti oppure di finanziare le agevolazioni con l'iscrizione in bilancio della relative somme come autorizzazioni di spesa. Va rilevato che le spese non coperte rimangono a carico della collettività e vanno finanziate attraverso la fiscalità generale. Con regolamento possono essere deliberate esenzioni e riduzioni tariffarie tipiche per particolari situazioni individuate dalla legge.Ma devono essere comunque coperti i costi del servizio. Per ogni contribuente che non paga o paga di meno, se le agevolazioni non vengono finanziate, ci sono altri soggetti che devono sostenere un esborso maggiore.Il trattamento agevolato può essere riconosciuto in presenza di determinate circostanze in cui si presume che vi sia una minore capacità di produzione di rifiuti. Per la Tari, tra l'altro, per le riduzioni tariffarie non viene più fissato dalla norma un tetto massimo: può anche superare il limite del 30% stabilito in passato per la Tarsu. Pertanto, le amministrazioni locali hanno ormai le mani libere sulle agevolazioni. Possono concedere ulteriori agevolazioni, oltre quelle tipiche contemplate dalla norma di legge, senza alcun limite. Tra l'altro, è stata eliminata anche la soglia del 7% del costo del servizio, quale somma complessiva massima, per finanziarie i benefici fiscali, fissata in un primo momento dalla legge di Stabilità 2014 (147/2013). Non è più imposto di finanziare riduzioni ed esenzioni con l'iscrizione in bilancio delle relative somme come autorizzazioni di spesa. Il consiglio comunale può decidere di far ricadere anche il costo delle agevolazioni atipiche, vale a dire quelle non contemplate dalle norme di legge, sull'intera platea dei contribuenti soggetti al prelievo.

Fonte