Sulle barche dei pescatori-spazzini: raccolti in mare 5 chili di rifiuti al giorno

Il progetto della Regione sarà presentato a Bruxelles. L’assessore Bugli: «Noi un esempio»

Martedì, 5 Giugno 2018

Barattoli, imballaggi, bottiglie e tappi; ma anche corde, cotton fioc, taniche, sacchetti e persino stivali di gomma. Resta tutto nelle reti dei pescatori, tra ombrine, spigole e gamberi dell’Elba. Una pesca non proprio «miracolosa» che fotografa lo stato del mare, anche quello dell’Arcipelago toscano e del Santuario dei Cetacei. Nel solo mese di maggio i pescatori-spazzini hanno raccolto quasi 500 chili di rifiuti: significa circa 5 chili al giorno, ogni giorno, per ognuno dei 6 pescherecci di Livorno che stanno partecipando al progetto «Arcipelago Pulito», voluto dalla Regione Toscana e reso possibile da un protocollo firmato con ministero dell’Ambiente, Unicoop Firenze, Legambiente, Guardia Costiera, Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale, la società Labromare, l’azienda di raccolta e riciclo dei rifiuti Revet e la cooperativa di logistica integrata Cft.Per adesso è una sperimentazione (partita il 13 aprile, andrà avanti per sei mesi), ma l’idea è di estenderlo a tutta la Regione e magari anche al resto d’Italia: se moltiplichiamo quei cinque chili al giorno per le migliaia di pescherecci che solcano il nostro mare, infatti, abbiamo di fronte una reale azione di tutela del nostro ecosistema marino. «Il progetto Arcipelago Pulito — spiega l’assessore regionale Vittorio Bugli — raccoglie il testimone dalla Fondazione Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Pollica ucciso nel 2010 in un attentato di presunta matrice mafiosa, e tenta di colmare un vuoto normativo. Oggi, infatti, i pescatori sono quasi “obbligati” a ributtare in mare i rifiuti che restano nelle reti perché altrimenti figurerebbero loro stessi come produttori di rifiuti speciali e dovrebbero accollarsi il costo dello smaltimento».Con questa sperimentazione, invece, ai pescherecci autorizzati vengono forniti recipienti per recuperare la plastica (circa il 3 per cento di ciò che resta nelle reti) e, a fine giornata, l’equipaggio svuota il recipiente in un apposito cassone di stoccaggio in porto; poi la plastica viene recuperata e riciclata negli stabilimenti Revet di Pontedera. I pescatori-spazzini, così, non solo non pagano ma ricevono un gettone per la loro opera, grazie alla collaborazione di Unicoop che mette a disposizione il centesimo di euro pagato dai clienti per i sacchetti dedicati a frutta e verdura.Di quei rifiuti, secondo una prima analisi, solo il 20 per cento è recuperabile: soprattutto buste di plastica e imballaggi, bottiglie e flaconi. Il resto, invece, è fatto di oggetti con caratteristiche che non ne permettono il recupero, spesso a causa dell’eccessivo tempo passato in mare che ne ha alterato la composizione chimica. «Significa — aggiunge Bugli — che con le reti e lo strascico recuperiamo plastiche depositate sui fondali da molto tempo: sono i rifiuti più dannosi per l’ambiente, le microplastiche che entrano nella catena alimentare dei pesci». Il messaggio, insomma, è chiaro: raccogliere e anche in fretta.Con molti obiettivi in contemporanea: ripulire i mari e tentare di mettere in piedi un processo economico virtuoso per quei soggetti che si impegnano nella salvaguardia dell’ecosistema. E, intanto, continuare nella campagna di sensibilizzazione: «Per questo — spiega l’assessore — è coinvolta anche Legambiente che già lavora con le giornate di pulizia del territorio. Dovremo intensificare l’impegno partendo dalle scuole, soprattutto quelle della costa e lungo i corsi d’acqua».A questo proposito, il team di Arcipelago Pulito allestirà a breve una mostra fotografica sul progetto: forse serve vederle da vicino, quelle montagne di rifiuti, per rendersi conto dell’impatto che l’uomo ha sul mare. Il tutto in attesa che una legge nazionale — recependo anche le direttive europee — colmi quel vuoto normativo.La Toscana, intanto, continua a fare da capofila: il 26 giugno l’assessore Bugli sarà a Bruxelles con l’europarlamentare Pd Simona Bonafè proprio per presentare il progetto Arcipelago Pulito come best practice da prendere ad esempio e, magari, da estendere a tutti i nostri mari. Perché «l’Europa segua l’esempio della Toscana e stia dalla parte dei pescatori-spazzini».