Tutto si riusa, così cresce l'economia circolare e un kit offre ai governi gli strumenti d'azione

Lunedì, 29 Maggio 2017

I rifiuti di qualcuno diventano risorse per altri, per cui gli oggetti non arrivano mai a fine vita, rea "rinascono" per altri utilizzi. Si può sintetizzare così la filosofia che contraddistingue l'economia circolare, un concetto che si sta facendo strada in ambito sociale, così coree in quello economico in una logica di contrasto agli sprechi e rigenerazione delle energie. La Ellen MacArthur Foundation, l'ente più attivo al mondo su questo fronte, ne parla come "un termine generico per definire un'economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un'economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado eli essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati seriza entrare nella biosfera". Al di là delle ripetizioni di termini che potrebbero a prima vista confondere, questo significa che l'economia circolare è un sistema nel quale tutte le attività, a partire dall'estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti cli fine uso possano tornare nel ciclo dell'economia e dei consumi. Questo significa risparmiare denaro (si pensi ai costi di estrazione, produzione e smaltimento), Consumare una quantità inferiore di materie prime, ridurre l'impatto inquinante sull'ambiente. Non a caso il superamento dell'economia lineare passa in primo luogo per un ricorso massiccio alle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica. Anche se da sole non bastano, visto che sono fondamentali anche una condivisione di conoscenze tra i produttori e i distributori sulle tecnologie che consentono di abbattere le emissioni nocive nell'arnbiente e uno sforzo di progettazione dei prodotti affinché possano essere u domani riciclati e diventare altro di utile per la società e i consrtrmatori. Un eserripio? Il design e l'assemblaggio di un telefono cellulare può essere fatto in modo che, ruga volta utilizzato fino in fondo l'apparecchio, diventi semplice riciclarne i pezzi e reeupernrre i materiali rari. La più importante ambasciatrice dell'economia a forma cli cerchio è Ellerr MacArthur, 40eime ex-velista (nel 2005 ha circumnavigato il globo in barca a vela, da sola, in meno di 72 giorni, facendo segnare il record ciel mondo), che otto anni fa lia annunciato il 1i11 o dalle competizioni sportive per concentrarsi sull'uso delle risorse e dell'energia nell'economia globale. In poco tempo ha guadagnato il sostegno di numerose aziende in giro per il inondo e ha cominciato così a sensibilizzare istituzioni, aziende e consumatori sulla possibilità di promuovere un modello di economia completamente rigenerativo e riparativo. Un sistema in cui niente viene buttato. Alla luce dell'esperienza e degli studi condotti dalla fondazione in questi anni, la fondazione ha messo a punto un toolkit peri decisori politici e delle imprese consistente in otto idee-cardine. Si parte dall'indicazione che una transizione verso l'economia circolare può apportare benefici duraturi, tipici di un'economia più innovativa, resiliente e produttiva. Studiando il modello economico della Danimarca, relativamente ai soli settori produttivi e alla sanità (che insieme coprono un quarto dell'economia nazionale) sono stati individuati benefici capaci cli generare Ltn aumento ciel prodotto interno lordo tra lo 0,8% e 1'1,4%, con la creazione di posti di lavoro tra i mila e 13rnila unità, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica compresa tra il 7% e il 13%. Risultati, spiegano i ricercatori che hanno realizzato lo studio, conseguibilf entro il 2035. Sempre a patto, e qui si arriva al secondo punto, che i respornsabili delle politiche consentano alle forze vitali della società cli realizzare il propri o poteriziale, ad esernpio rùnuovendo ostacoli di carattere normativo e burocratico. Senza dimenticarel'importanza della cultura, delle informazioni, che devono circolare liberamente pei consentire a tutti di conoscere le opportunità esistenti. Un esempio può aiutare a rendere meglio il concetto: già oggi esistono sistemi per smontare e ricondizionare i prodotti e per farlo in maniera redditizia. Così come esiste una domanda per queste soluzioni da parte dei consLuria tori. Gli ostacoli sono relativi solo alla conoscenza eli queste soluzioni. Il terzo step riguarda l'analisi settoriale, che può costituire un valido approccio per affrontare la varietà di opportunità e sfide insite nella transizione verso l'economia circolare. All'interno di ogni settore, l'elaborazione di politiche di economia circolare efficaci richiede la combinazione di diversi interventi e non può affidarsi a soluzioni rniracolose o universalmente valide. Il quarto punto riguarda l'introduzione di modifiche nel sistema Fiscale esistente e la misurazione delle perfonnance economiche. Se infatti in alcuni segmenti dell'economia circolare è già evidente la redditività, ulteriori opportunità possono essere create spostando l'asse degli incentivi dalle risorse alla forza lavoro. Al giro di boa delle iniziative da mettere in campo viene richiamata l'importanza di coinvolgere i diversi settori economici in questo sforzo, con l'attore politico in un ruolo cli regia degli interventi. Il sesto punto riguarda l'individuazione dei settori nei quali la nuova filosofia di produzione, distribuzione e consumo può generare i maggiori risultati: nel caso di studio danese, si tratta dell'edilizia, del beverage e ciel food. In un'economia che si muove annoi su base globale, gli analisti sottolineano l'importanza che l'Unione europea proceda con politiche coordinate, dato che per molti prodotti, le catene valoriali si es tendono oltre i confini. Concludendo, viene sottolineato che i risultati dell'applicazione di q uesto toolkit possono essere diversi da un Paese all'altro, rna il processo da avviare è il medesimo. Perché la sfida della sostenibilità, che significa assicurare un futuro al nostro inondo, riguarda tutti.

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