Waste end: un nuovo modello per la gestione dei rifiuti è un obiettivo a portata di mano

Giovedì, 19 Marzo 2015

“Waste end: Ecomonia circolare” è il rapporto presentato a Milano lo scorso 13 marzo da  Symbola e Kinexia in cui, a partire da un’approfondita analisi della situazione attuale del sistema di gestione dei rifiuti, si prova da ipotizzare uno scenario “che renda concreta l’idea di economia circolare e che sappia anticipare i contenuti della nuova proposta di direttiva comunitaria sui rifiuti, che fissa obbiettivi molto ambiziosi ma decisamente a portata di mano”. Gli obiettivi della nuova proposta di direttiva comunitaria prevedono il 70% di riciclo di materia dai rifiuti urbani entro il 2030; la riduzione al 25% dello smaltimento in discarica entro il 2025; il divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti riciclabili e biodegradabili (tal quali) entro il 2025 e un tendenziale  azzeramento dello smaltimento a discarica entro il 2030; una revisione degli obiettivi della direttiva imballaggi, dalla quale scompaiono i riferimenti al recupero energetico, e nella quale si fissano nuovi target di riciclo di materia da raggiungere al 2020 (60% di riciclo di materia), al 2025 (70% di riciclo) e al 2030 (80% di riciclo). L’obiettivo a portata di mano, che gli estensori del rapporto chiamano appunto Waste End (stop allo smaltimento in discarica dei rifiuti riciclabili e biodegradabili), è fatto di innovazione ed efficienza e si basa su un modello che prende a riferimento la gerarchia europea delle 4 R ma la rivisita puntando fortemente alle azioni che possano permettere un effettivo recupero di materia per alimentare un sistema manifatturiero già in parte esistente, implementandolo. Primo passo la “Riduzione della produzione dei rifiuti” a partire dall’efficienza nella progettazione dei prodotti e nelle modalità di consumo, accelerando il raggiungimento dell’obiettivo di un disaccoppiamento tra livelli di consumo e creazione di rifiuti. Secondo passo il “Riutilizzo”, che deve essere incrementato sia attraverso circuiti di scambio e valorizzazione dei prodotti usati prima che diventino rifiuti, sia attraverso il recupero per il riutilizzo (ad esempio tramite riparazioni e re-design) dei prodotti avviati alla raccolta dei rifiuti. Il terzo passo prevede una “Raccolta differenziata intelligente” che consiste - secondo gli estensori del rapporto- nella “generalizzazione delle attuali best practices di raccolta dei rifiuti, attraverso una combinazione di raccolte domiciliari e di centri di raccolta e “reverse collection”, per raggiungere un livello di recupero superiore all’80%. Inoltre “alle raccolte ormai tradizionali occorre aggiungere nuove frazioni riciclabili e valorizzabili anche attraverso lo sviluppo di nuovi schemi di responsabilità estesa”. Il quarto passo di questo modello prevede lo “Sviluppo dell’industria della preparazione al riciclo e dell’industria manifatturiera di riciclo” tramite il  potenziamento e l’ottimizzazione della rete attuale di impianti di preparazione al riciclo (selezione e valorizzazione delle frazioni secche) e di trasformazione biologica (impianti di compostaggio e digestione anaerobica) e la creazione di nuove filiere (plastiche eterogenee, tessili, ecc.) a cui affluiscono le raccolte differenziate.  Quinto ed ultimo passo de sistema Waste End è rappresentato dai “Trattamenti finali” cui è destinata la quota non differenziabile – a questo punto marginale- dei rifiuti. I destini finali ipotizzati sono gli impieghi energetici “carbon neutral” (cioè che non creano emissioni di CO2 aggiuntive a quelle generate dalla produzione energetica sostituita) in inceneritori inseriti in efficienti reti di teleriscaldamento o in cementifici; lo smaltimento definitivo in “giacimenti finali”, ovvero in luoghi di accumulo di frazioni biologicamente inerti (o altamente stabilizzate) e mineralizzate, dunque diverse dalle attuali discariche e prive di produzione di biogas. Attuando questo modello si prevede di ridurre di circa un terzo il rifiuto urbano residuo indifferenziato (dal 56,9% al 18,1%), di  raddoppiare la raccolta differenziata (dal 43,1% all’81,9%),  di ridurre a circa un terzo il ruolo della discarica (dal 38,3% all’11,7%), e il ruolo dell’incenerimento e di altri recuperi energetici (dal 17,3% al 13,8%). Inoltre si prevede di triplicare il riutilizzo (dallo 0,9% al 3%), di raddoppiare i rifiuti avviati a recupero agronomico e alla produzione di biogas (dal 13,3% al 29,5%) ed  il riciclo nell’industria manifatturiera (dal 21% al 39,3%) con la duplicazione degli  impianti di preparazione al riciclo. “Una rivoluzione - si sottolinea - che porterebbe nuove imprese e nuova occupazione. Nel settore del riutilizzo, ad esempio, si avrebbero 10.500 nuovi occupati e il valore della produzione dell'industria di preparazione passerebbe da 1,6 miliardi attuali a 2,9 miliardi in pochi anni”.