L’UE propone il riciclo dell’80% degli imballaggi entro il 2030, ma l’ultimo decreto ministeriale complica le cose

Giovedì, 17 Luglio 2014

Riciclare il 70% dei rifiuti urbani e l'80% degli imballaggi entro il 2030, stop alla discarica per i materiali riciclabili per il 2025 e riduzione del 30% dei rifiuti alimentari. Sono questi gli obiettivi chiave delle nuove norme proposte dalla Commissione europea che alzano il livello di ambizione rispetto al target precedente del 50% di riciclo dei rifiuti urbani, fissato al 2020. La nuova strategia sulla gestione dei rifiuti proposta da Bruxelles dovrebbe creare circa 580mila nuovi posti di lavoro e rendere l'Unione dei 28 più competitiva e meno dipendente dall'import di materie prime, sempre più costose. L’UE pone particolare attenzione ai nuovi target di riciclo che, nel caso degli imballaggi, variano a seconda dei materiali: il 90% per carta e cartone entro il 2025 e il 60% per la plastica, l'80% per il legno, il 90% per i metalli ferrosi, alluminio e vetro entro la fine del 2030. E proprio sugli imballaggi, è intervenuto anche il Ministero dell’Ambiente del governo italiano che, attraverso il decreto n.136 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 giugno, ha indicato i nuovi esempi illustrativi di imballaggio che sostituiscono quelli riportati nel vecchio d.lgs. n.152 del 2006. Dando una lettura più approfondita al decreto però, si scoprono alcune indicazioni a dir poco curiose (per non dire cervellotiche). Ad esempio, possono essere considerati imballaggi i “pizzi per torte”, ma solamente se “venduti con le torte” perché quelli acquistati separatamente al supermercato devono invece essere considerati alla stregua di rifiuti non riciclabili. Stesso discorso per i vasi da fiore: sono considerati imballaggi (e quindi destinati alla raccolta differenziata e successivo riciclo) quelli “da usare solo per la vendita e il trasporto di piante” al contrario dei vasi “destinati a restare con la pianta per tutta la sua durata di vita” che invece non possono essere considerati imballaggi. Il decreto prosegue nel suo particolare elenco e così si scopre che le grucce per indumenti sono imballaggi, ma solo “se vendute con un indumento”, mentre quelle che abbiamo già in casa nel nostro armadio non possono essere destinate a raccolta differenziata. Insomma, nel ginepraio di norme, comunitarie e nazionali, il cittadino viene invitato a differenziare sempre più per permettere una crescita costante del riciclo, ma allo stesso tempo gli si complica la vita, ponendo assurde differenze per la stessa tipologia di prodotto. L’obiettivo di riciclo dell’80% degli imballaggi indicato dall’Europa appare così sempre più distante, a meno che non si inserisca il concetto di raccolta differenziata per materiale anziché per oggetto d’uso.